A Latina si gioca il futuro di Fli

banner-art-21di Umberto Croppi

Proviamo a capire perché quello delle prossime elezioni a Latina sta diventando un caso che agita tanto il Fli laziale (e non solo). Probabilmente perché è il paradigma della questione di fondo, ancora non del tutto chiarita, della ragione di esistere del partito di Fini.

Il primo terreno sperimentale su cui si misurò quello che sarebbe diventato il Fli, quando ancora Fini era nel Pdl, fu quello della giunta siciliana dove siedono tutt’ora insieme gli uomini del Fli e quelli del Pd. Nessuno, né colombe di ogni sorta né futuri responsabili ne fecero motivo di scandalo. Perché, dunque, su un caso che rientra nella normale libertà di fare alleanze che un partito nuovo dovrebbe avere, un partito che nel superamento ha la propria ragion d’essere, suscita tanti malumori?
Alla fine degli anni ’80, Adolfo Urso, compì un’interessante indagine dalla quale risultava che il Msi (sì proprio il vecchio Msi) era presente in varie forme, in decine di giunte di comuni italiani, spesso anche in giunte anomale insieme alla sinistra. Non si contano i casi in cui travasi di voti e alleanze eterogenee si compongono sul territorio nazionale. Eppure noi dovremmo privarci di quella capacità di coalizione che è uno degli elementi fondamentali di valutazione della consistenza di una forza politica.
Il fatto è che su questa vicenda si sta giocando una partita simbolica legata ad equilibri che si tenta di stabilire dentro il partito. E’ un’ambiguità che non possiamo permetterci, perché è proprio in questa fase che si gioca il ruolo futuro che potremo svolgere. E dobbiamo denunciare senza nessuna diplomazia quelli che su di essa stanno speculando.
Torno su un argomento che ho già, per altri versi, affrontato: non è una aspirazione, un punto di vista ma una semplice constatazione: il Fli non starà mai più alleato di un partito guidato da Berlusconi e, gli episodi di questi giorni alla Camera lo dimostrano, nemmeno dai berluscones. E allora perché dovremmo limitare la nostra possibilità di presenza alle prossime amministrative agli accordi col Pdl? Voglio vedere se a Milano, nel caso di ballottaggio, la nostra lista finirà per apparentarsi con quella che si annuncia capeggiata dallo stesso presidente del consiglio. Che farà allora? Spero non sarebbe così suicida da ripiegare nella inutilità del non voto o della libertà di coscienza.
Senza poi contare che il cavaliere si accinge a cantare vittoria e consolidarsi in caso di un successo del centro-destra alle amministrative, e noi dovremmo aiutarlo nell’impresa?
Tutti i discorsi relativi al nostro presunto elettorato sono, poi, un puro imbroglio dialettico: il nostro elettorato è quello che ci sceglierà in base alle ragioni che metteremo in campo e non ad una “collocazione” che non si capisce cosa significhi. Del resto l’illusione di raccogliere i consensi che abbandonerebbero il Pdl al momento di un suo eventuale collasso è una pia illusione: coloro che sono rimasti con Berlusconi e La Russa vedono in Fini colui che infranto il loro sogno e che rende traballante la permanenza al governo dei loro leader, perché dovrebbe ricompensarci?
Questi ragionamenti sono svolti, nel migliore dei casi, in un’ottica di marketing elettorale: accreditarci come una forza sufficientemente rappresentativa da consentirci di sedere al tavolo di maggioranze di centro-destra. E per ottenere questo risultato c’era bisogno di tutto questo ambaradam? E qualcuno pensa davvero che potremmo andare a chiedere voti a tutti quegli elettori che ci guardano come unico segno di novità, solo per rioccupare le posizioni che già avevamo? Il Fli ha un’unica ragione di esistere, quella di costruire un orizzonte nuovo per la politica italiana, raccogliendo le istanze, che sono maggioritarie, di chi oggi non ha rappresentanza.
Quella di voler creare una destra e una sinistra moderne, educate e oneste, ma “ognuno a casa sua”, è una pura messiscena: la destra e la sinistra non esistono in astratto e nemmeno in natura, si definiscono soltanto per il loro incarnato storico. E la destra migliore che oggi si poteva dare la rappresenta oggi Berlusconi, la migliore delle sinistre l’hanno rappresentata Prodi, Veltroni, Bersani. Entrambe hanno fallito e c’hanno portato alla situazione in cui siamo. Ora bisogna fare un’altra cosa, una cosa che non ricordi nemmeno lontanamente quella destra e quella sinistra. In molti speriamo che quel qualcosa sia il partito laico e innovativo che Fini ha ci ha indicato, un partito dalle grandi ambizioni e non il fanalino di coda del Pdl, in qualsiasi delle sue versioni.
Per questo Latina, Pennacchi, la rottura con una destra impresentabile e affaristica rappresentano un banco di prova per la chiarezza delle scelte future del Fli. E non regge l’argomento di chi dice, andiamo da soli, marchiamo la nostra differenza, perché la politica non è un atto morale ma azione che determina effetti e per sconfiggere quella destra degli affari, nella città pontina come forse altrove, dobbiamo allearci con chi ci da garanzie di successo e prova di serietà, punto.

SE LA LIBIA DICHIARA GUERRA A SE STESSA E AI SUOI TESORI

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«Come fornir una città di nuovi ornamenti è pensamento da uomini assennati e istruiti del viver civile, così distruggere gli ornamenti che vi sono è cosa da stolti che non si vergognano di lasciare al tempo avvenire un tal documento d’esser loro; e Roma fra tutte le città quante ve n’ha sotto il sole è riconosciuta la più grande e la più magnifica; ond’è che l’inveire contro di questa dovrà parere grande ingiuria agli uomini di ogni tempo, poiché così ai trapassati verrebbe a togliersi il ricordo della loro virtù, alle generazioni a venire lo spettacolo dell’opera loro. Stando così le cose, tu devi riflettere che uno dei due casi dovrà necessariamente avvenire: può darsi che tu in questa impresa sia vinto dall’imperatore. E può anche darsi che tu lo vinca. Nel caso tu sia il vincitore, se tu distruggi Roma, non la città di un altro avrai tu rovinato, ma la città tua; conservandola invece, sarai ricco del più bello fra tutti i possedimenti». Fine del Ramadan: Sallusti, Belpietro

e la maledizione della Mezzaluna

Ogni anno in Argentina viene celebrata la festa delle comunità. In questo modo il paese ricorda la sua storia, la polpa eterogenea della sua società, in parte nata sulle scalette di discesa dai barconi. È un momento di festa, pensato per ricordare che, al di là della provenienza, si è tutti argentini, figli naturali o acquisiti della stessa terra che non si è sottratta a donare ospitalità. E, in ogni occasione, i politici di turno presenziano, parlano, brindano con loro.

CULTURA

banner-art-21Robert Johnson, un bluesman fortunato

«Come fornir una città di nuovi ornamenti è pensamento da uomini assennati e istruiti del viver civile, così distruggere gli ornamenti che vi sono è cosa da stolti che non si vergognano di lasciare al tempo avvenire un tal documento d’esser loro; e Roma fra tutte le città quante ve n’ha sotto il sole è riconosciuta la più grande e la più magnifica; ond’è che l’inveire contro di questa dovrà parere grande ingiuria agli uomini di ogni tempo, poiché così ai trapassati verrebbe a togliersi il ricordo della loro virtù, alle generazioni a venire lo spettacolo dell’opera loro. Stando così le cose, tu devi riflettere che uno dei due casi dovrà necessariamente avvenire: può darsi che tu in questa impresa sia vinto dall’imperatore. E può anche darsi che tu lo vinca. Nel caso tu sia il vincitore, se tu distruggi Roma, non la città di un altro avrai tu rovinato, ma la città tua; conservandola invece, sarai ricco del più bello fra tutti i possedimenti»

di Manlio Lilli

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«Come fornir una città di nuovi ornamenti è pensamento da uomini assennati e istruiti del viver civile, così distruggere gli ornamenti che vi sono è cosa da stolti che non si vergognano di lasciare al tempo avvenire un tal documento d’esser loro; e Roma fra tutte le città quante ve n’ha sotto il sole è riconosciuta la più grande e la più magnifica; ond’è che l’inveire contro di questa dovrà parere grande ingiuria agli uomini di ogni tempo, poiché così ai trapassati verrebbe a togliersi il ricordo della loro virtù, alle generazioni a venire lo spettacolo dell’opera loro. Stando così le cose, tu devi riflettere che uno dei due casi dovrà necessariamente avvenire: può darsi che tu in questa impresa sia vinto dall’imperatore. E può anche darsi che tu lo vinca. Nel caso tu sia il vincitore, se tu distruggi Roma, non la città di un altro avrai tu rovinato, ma la città tua; conservandola invece, sarai ricco del più bello fra tutti i possedimenti».