Io, sulla crisi greca, mi ero fatto un’opinione abbastanza precisa: certo non pensavo di sapere tutto, ma credevo di non essere lontano dal vero. Ritenevo che si la Troika stesse gestendo il dossier Grecia con troppa durezza, ma che il tutto fosse giustificato dal contesto, i governi greci, soprattutto l’ultimo, avevano falsificato il bilancio consegnato ad Eurostat per coprire una burocrazia elefantiaca, uno stato sociale bulimico ed un’evasione fiscale da urlo, ed ero, sono, rimango convinto che non possa passare l’idea che, anche in presenza di violazioni così gravi, l’arrivo della cavalleria, sotto forma di consistenti aiuti da parte di Brussels, debba essere scontato.
Poi, peregrinando tra diversi bog e siti di informazione, mi imbatto in un articolo del Corsera che titola: “Fregate, Sottomarini, Caccia, quelle pressioni di Merkel e Sarkozy per ottenere commesse militari”. Nell’articolo si afferma, senza reticenze, che i due leaders europei abbiano condizionato il rilascio delle tranche di finanziamento del debito pubblico di Atene, all’acquisto da parte della Grecia di armamenti militari a favore delle industrie francesi e tedesche e, prosegue, quando un primo ministro si era opposto, Papandreu, esso fu messo da parte, senza troppi complimenti. Il cinismo che promana da questo affare è rivoltante e tra l’altro era stato anche rimarcato dai giornali tedeschi.
Chiedere le dimissioni del presidente della Repubblica (e tuo propabile avversario politico, vero Angela) deve essere stato facile, quasi quanto ordinare una statua per immortalare la tua Madame, vero Sarkò: ma di fronte a commesse militari per miliardi di euro, si può passare sopra a tutto, in fondo i greci se la sono voluta, e tanti saluti a chi è in preda alla disperazione ed inizia a suicidarsi ad Atene e dintorni. Così la Grecia, quest’anno, impiegherà il 3% del suo disastrato Pil per coprire le spese in armamenti (l’Italia, ad esempio, impiegherà lo 0,9%), mentre sta selvaggiamente tagliando ogni forma conosciuta di stato sociale, sotto il diktat di chi, con l’altra mano, gli vende quelle stesse armi.


