Rivoglio Silvio, perchè è ora che la campanella della ricreazione risuoni di nuovo. Rivoglio Silvio, perchè sono stanco di spread, congiunture, ratings, banche, manovre, deficit, riforme, BCE: voglio tornare a parlare di niente, rivoglio una escort, una olgettina, un rigore negato, una paparazzata a Porto Cervo e basta con questi tristi figuri, con l’aplomb del maggiordomo della Famiglia Adams, tutti Dio, casa, famiglia e Von Hayek. Lo rivoglio, perchè lo spirito italiano che dentro ancor mi rugge anela il ritorno al futuro,a quella sana tendenza anarcoide che fa di ognuno di noi un Papi in fieri. Rivoglio Silvio perchè lo rivoglio vedere a Brussels mentre stringe le mani a leader europei così imbarazzati da volerla disinfettare subito quella mano, ma non potranno; lo rivoglio, per vederlo di nuovo fare il galante con le Signore, disegnare lingerie durante il summit, urlare Obama davanti alla Regina, comportarsi cioè come Alberto Sordi in un film di Monicelli, puro distillato di italianità. Per questo sono disposto a tutto, anche a sopportare la sua corte di nani e ballerine, il livido Cicchitto, sempre incazzato e non si sa perchè, l’urlatore del niente Gasparri, il desaparesidos Capezzone, le labbra improbabili della Bernini, il niente della Gelmini, le pari opportunità della Carfagna, l’occhio spiritato (ma sarà solo spirito?) di La Russa. Sono orfano della rotondità di Rotondi, dell’untuosità mefitica di Bondi, del cattolicesimo in mimetica di Lupi, rivoglio tutto indietro, perchè non vorrei che, a forza di pensare, scoprissi che è stata anche colpa mia.


