Sun10262014

Back BLOG Alfonso Ricciardelli - Un italiano a Brooklyn In riposta a Piercamillo Falasca: chi sono gli outsider della politica

In riposta a Piercamillo Falasca: chi sono gli outsider della politica

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Piercamillo Falasca ha domandato su Facebook chi fossero gli “outsider” nella società italiana. Ho deciso di rispondere alla sua domanda qui, poiché lo spazio angusto di un “social network” non mi avrebbe consentito di essere esauriente.

Gli “outsider” nella società italiana sono gli studenti volenterosi e caparbi, che all’università sono costretti ad ascoltare lezioni lunghe e noiose senza poter intervenire. Quelli che - a partire da quel momento - devono ingoiare ogni idea originale e ogni proposta creativa perché in Italia l’autorità non si rispetta, si venera. Sono quelli che si laureano con due anni di ritardo rispetto ai colleghi britannici o americani perché devono sostenere quindici esami in più, pari ad altrettanti amici del rettore, “raccomandati” da piazzare a stipendio. Sono quelli che potrebbero già insegnare a venticinque anni, ma purtroppo ci sono altri due nipoti del rettore di cui sopra da sistemare.

Gli outsider sono quelli che pagano le tasse - tutte - e se le vedono aumentare continuamente. E non per questo smettono di pagarle. Sono quelli che studiano in scuole di eccellenza all’estero (perché in Italia la migliore università non è tra le prime cento del mondo), tornano, e rimangono disoccupati perché credono nel merito.

Gli outsider sono quelli che capiscono che il merito va in due direzioni - positiva e negativa - e che può anche andar male. E non per questo danno la colpa a fattori esterni, ma si assumono le proprie responsabilità. E per questo motivo sono quelli che lavorano di più, quelli che superano la stanchezza e le frustrazioni delle sconfitte.

Gli outsider sono quelli che aprono un’azienda, la rendono prospera, e devono però pagare le tasse di cui sopra, sentendosi insultati e derisi dagli imprenditori furbetti e furboni che nascondono patrimoni all’estero, che usano o puliscono soldi sporchi, che sfruttano la palude delle loro conoscenze politiche. Sono gli impiegati statali che lavorano e che sorridono al cittadino, facendo dimenticare a quest’ultimo le decine di volte in cui altri impiegati statali prendono il caffé o fanno la spesa in orario di lavoro.

Gli outsider sono i magistrati seri, i servitori dello stato che muoiono di bombe ibride (mezze mafiose e mezze no) e che devono difendersi dalle accuse di essere dei fannulloni o dei maniaci del protagonismo esasperato. Sono i cittadini che non accusano la politica, ma la controllano e contribuiscono a migliorarla.

Gli outsider sono i farmacisti che non possiedono una farmacia, gli avvocati che non sono figli o nipoti di avvocati, i medici che stanno lontani dalla politica.

Gli outsider sono coloro che vanno via e coloro che restano, sempre però con in testa un’Italia migliore, più intraprendente, più equa, più libera e più rispettosa delle regole. Sono quelli che a destra si proclamano in favore dei diritti civili e della lacità dello stato, e quelli che a sinistra comprendono che l’epoca dello stato che copre i debiti, del consociativismo e delle battaglie sindacali è ormai al tramonto.

Sono i milioni di italiani che non urlano, non votano per dei matti che promettono la luna, non vanno in strada a manifestare per proteggere i loro privilegi eppure hanno voglia di politica, di partecipazione e di rimboccarsi le maniche per tirare fuori il nostro paese dal baratro.



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