Dicono che bisognerebbe dormire con una matita e un taccuino sul comodino e appena svegli, se si fanno dei sogni, trascriverli altrimenti ci si dimentica. Io non lo faccio mai e quindi mi dimentico sempre. Allora ho deciso di sognare ad occhi aperti. Non è difficile e poi si evitano gli incubi. Ti stendi sul letto, ti rilassi e pensi. Quando hai finito o sei stufo, hai tutto il tempo si segnare le cose che con la fantasia hai immaginato.
Da diverso tempo mi muovo in carrozzina e quindi la fantasia si esalta su una città accessibile e a misura uomo.
Per prima cosa, gli abitanti della mia città ideale sorridono tutti.
Una specie di virus, trasmesso da un buon tempone venuto da un altro pianeta, ha contagiato tutta la popolazione che, da quando ha contratto questa “malattia”, ha smesso di essere triste. Una conseguenza di questo virus è un aumento dell’educazione.
Sino dai primi giorni d’asilo (tra l’altro nella mia città fantastica sono tantissimi e quasi tutti in collina o in vicinanza di una zona verde) viene insegnato a rispettare chi è in difficoltà.
Per me che sono in carrozzina, il comune ha studiato dei veri percorsi accessibili. Ne esistono almeno due in ogni quartiere. Assomigliano molto alle piste ciclabili, spariti gli scalini e i negozi che si sono resi completamente accessibili eliminando ogni tipo di barriera architettonica, usufruiscono a degli speciali benefit da parte del comune e dalle associazioni di categoria. I negozianti hanno capito che perdevano una grande fetta di clientela e si sono fatti in quattro, ci sono addirittura chi si è unito in consorzio e gestisce oggi dei piccoli parchi di carrozzine elettriche, ottime anche per la mobilità degli anziani.
Nella mia città fantastica non esistono persone murate vive!
Ci siamo mai chiesti attraversando una piazza o passeggiando lungo un corso quante persone in quei palazzi sono costrette a letto o in carrozzina e solo perché abitano in uno stabile al quarto piano privo d’ascensore, non escono mai da casa? Tante, troppe. Nella mia città fantastica il comune per prima cosa molti anni fa ha fornito alle persone che non riuscivano a muoversi di casa gli strumenti tecnologici per mettersi in rete, questo ha anche agevolato un vero e proprio censimento, conoscendo così ogni specifica patologia e di conseguenza le esigenze di ogni singolo.
Nella mia città fantastica ormai tutti hanno imparato che lasciarsi dietro qualcuno fa male alla salute di tutti.