«Al giorno d’oggi i partiti sono nulla in termini di analisi politica e sociale: sono diventati dei campi di lotta tra pochi feudatari. Se poi ora ci si mettono anche problemi di ordine morale, la misura è colma». È da tempo, e da tempi “non sospetti”, che Massimo Cacciari lancia l’allarme sulla deriva autoreferenziale della politica. I fatti (e i numeri di tutti i sondaggi) gli danno ora ragione. Non è finita solo l’epoca del bipolarismo forzoso: a essere “decrepito” è un intero sistema, che ora rischia di lasciare campo libero – sulle macerie della cosiddetta Seconda Repubblica – a populisti e demagoghi di varia estrazione.
Ma ‐ prosegue Massimo Cacciari intervistato dal Mattino – Grillo «non è la causa, piuttosto è il prodotto, è l’effetto del collasso culturale, morale e organizzativo cui sono giunti i partiti». Dunque «bene ha fatto» il capo dello Stato a incitare i partiti a eliminare il marcio e rinnovarsi. Come possono salvarsi? Affrontando in maniera chiara, dice l’ex sindaco di Venezia, i veri temi sul tavolo, senza falsi annunci o compromessi all’acqua di rose: finanziamento pubblico, sistema elettorale, democrazia interna. Ecco i veri nodi da sciogliere.
Insomma, i partiti «sono avvertiti». Hanno anche capito – sottolinea Cacciari – che non potranno mandare a casa Monti prima della fine della legislatura. Ma hanno anche capito che per uscire dal coma devono aprirsi ai cittadini, dopo averli «cacciati». A partire dai giovani. D’altro canto – osserva Cacciari – «se vai a un convengo su tematiche filosofiche o teologiche incontri mille giovani, se vai a una riunione di partito ci sono quaranta vecchi. La colpa è di un linguaggio ormai decrepito e demagogico che si parla nei partiti».
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