Ma davvero basterebbe che il Cavaliere facesse un passo indietro, consegnasse le chiavi del suo partito al fidato segretario Angelino Alfano e si mettesse zitto e buono in un cantuccio, per rimettere in piedi l’ormai mitologico “polo dei moderati”, finiani inclusi? Pare esserne persuaso Italo Bocchino, che di Futuro e libertà è vicepresidente. Il quale dice che «se Berlusconi rinuncia a qualsiasi ruolo e spinge il Pdl a diventare un nuovo soggetto politico pronto a dare vita a una coalizione di moderati con una leadership plurale che comprende “ACF”», allora sì «se ne può discutere».
Dunque qualora l’ex presidente del Consiglio accettasse di ritirarsi a vita privata (e immaginiamo che in tal caso il segretario Alfano non oserebbe mai disturbarlo per chiedergli consigli sulle politiche da seguire, in tema magari di giustizia o di comunicazioni), sarebbe possibile ricostruire una casa comune con Daniela Santanchè e Maurizio Gasparri, Ignazio La Russa e Carlo Giovanardi, Sandro Bondi e Fabrizio Cicchitto, Gaetano Quagliariello e Marcello Dell’Utri. Tutti esempi di “moderazione”, com’è peraltro noto.
Caro Italo, no. Se la scommessa finiana dovesse finire tra le braccia di Angelino Alfano, per Fli sarebbe forse una vittoria tattica ma certamente una grande sconfitta politica e culturale. Ed è curioso che a sostenere tale ipotesi siano gli stessi che si fanno custodi della presunta identità di Futuro e libertà per difenderla dalle minacce della nuova Balena Bianca. Non morire democristiani per vivere cripto-berlusconiani? Non sciogliersi per liquidarsi? No, per quanto ci riguarda noi non ci stiamo. La politica che sogniamo, e che Gianfranco Fini ci ha indicato, non passa più per Palazzo Grazioli e dintorni.


