La scommessa del Nuovo polo va ben oltre la “raccolta” dei consensi in fuga dal Popolo della libertà (o del Pd). La sfida - già anticipata da Fini e Casini, e che verrà lanciata da Fli a Pietrasanta il 17 e 18 marzo - è quella di mettere insieme spezzoni della politica, ma anche del mondo cattolico, del sindacato, delle professioni, della società civile e (perché no?) dell'attuale governo. Gente che la pensi allo stesso modo sui temi concreti, quelli portati avanti dall’attuale governo, sui quali ormai i partiti maggiori (Pd e Pdl) al loro interno si spaccano in posizioni opposte.
E allora, come spiega Casini (secondo quanto riporta l’Ansa), «non basterà una cena ad Arcore per riunire Pdl e Lega, né il Pd potrà credibilmente presentarsi con gli alleati di Vasto» dopo aver sostenuto Monti. Un’esperienza, quella dell’attuale premier, intorno al quale i partiti devono reinventarsi, perché «non possono più restare gli stessi». «La politica - spiega ancora Casini - si deve svegliare: chi si ferma è perduto. Noi crediamo che i partiti debbano profondamente capire che le vecchie formule della politica non saranno più in grado di convincere gli italiani e cambiare il paese. Qui si tratta di avere un collettivo di persone che si pongono il problema di fare il bene dell'Italia».
«Qualcuno - continua il leader dell’Udc - si è offeso e ha detto che Pdl e Pd vanno bene così. Se vanno bene, auguri... Io credo che ci sono troppi elementi di scricchiolio a sinistra e a destra, a partire dalle polemiche di queste ore che non ho prodotto io con la mia malefica arte ma sono state prodotte dalle cose. E le cose hanno più valore e più incidenza delle alchimie politiche». Di tutto questo - oltre che delle amministrative e della opportunità di dare o meno la forma di federazione al nuovo contenitore politico - hanno parlato i tre leader, consapevoli che si è davanti a un cambio di passo destinato a incidere sul lungo periodo. E a rafforzare l’idea che tutto stia cambiando per davvero, arriva in serata il sondaggio del Tg la 7. Mai così alta l’astensione. E mai così alta (oltre il 40%) la percentuale degli italiani che non si dichiarano né di destra, né di centro né di sinistra.


