Thu12182014

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GF “perde” la Lombardia: i giovani scelgono Fini

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di Fabio Mastroberardino - Qualcuno aveva detto: «questo congresso s’adda fa'», e così è stato. Tra scorrettezze formali e sostanziali, dopodomani mattina il Congresso Regionale della Lombardia sarà finalmente celebrato. Che sarà un congresso quindi non c’è quindi alcun dubbio, ma sull’aggettivo “regionale” mi permetto di avanzare qualche perplessità. Pochi minuti fa sono pervenute al Coordinatore Nazionale Gianmario Mariniello e alla Segreteria dei Congressi le dimissioni dei principali capoluoghi di provincia della Lombardia: a Milano, Como, Lecco, Bergamo e Mantova coordinatori e commissari, vice, dirigenti provinciali, e presidenti di circolo (escluso uno su Milano) si sono dimessi.  

Su dieci realtà regionali esistenti (ricordo come a Lodi e Sondrio non esistano iscritti) cinque scompaiono in toto. A questo si aggiungono le dimissioni del vicecoordinatore e di sei membri del Coordinamento di Pavia, rappresentanti il 68% degli iscritti, oltre a tre dirigenti e quasi il 50% dei ragazzi di Brescia. Due province che, senza questi numeri, non potrebbero andare a congresso. Superstiti solo Varese, Cremona e la commissariata Monza. Infine lasciano Generazione Futuro quattro dei sei membri lombardi del Comitato Promotore. 
Le perplessità sull’aggettivo “regionale” , a questo punto, mi arrogo il diritto di definire fondate. 


Dopo Emilia, Lazio, Piemonte, Friuli e Liguria (per citare solo le più importanti dove non si può svolgere il congresso regionale perché quasi tutte le province non hanno avuto i numeri per andare a congresso), adesso esce dal giovanile anche la Lombardia. 


Queste dimissioni non sono la difesa o il sostegno a Mastroberardino (è bene evidenziarlo, sarebbero poca cosa altrimenti), ma rappresentano tutt’altro. Questi giovani scelgono espressamente di rimanere infatti in Fli, continuando a credere in questo progetto (e nella sua evoluzione); ma hanno compreso come richiudersi in un movimento giovanile, autolimitarsi in quella che è diventata purtroppo una piccola riserva indiana, non abbia alcun senso. 
Tutti, indistintamente dall’età, ci impegniamo infatti in Fli e per Fli, e la sovrapposizione del giovanile è apparsa giorno dopo giorno sempre meno utile, sempre meno sensata, sempre più sterile. 
A seguito della convocazione di questo Congresso, parlando con molti amici di Generazione Futuro in Lombardia e spiegando che mi aspettavo tutto ma non questi metodi, ho comunicato la mia scelta di dimettermi. E ho trovato in loro la condivisione di questa scelta. Una posizione forte che certo, oltre ai motivi già citati, nasce anche dal malessere di fronte ad una gestione che si è dimostrata chiusa a qualsiasi tipo di confronto.

Le irregolarità nella convocazione del congresso, descritte in ogni lettera di dimissione, secondo tutti noi infatti “non corrispondono all’etica politica che dovrebbe essere alla base di questo movimento”. Considerare un gruppo umano come una proprietà privata (si sono usati un po’ troppi aggettivi possessivi in questi giorni) è indice di questa chiusura: stringere accordi con i pochi aventi diritto al voto del Congresso Regionale stravolgendo due anni di lavoro e una realtà locale fatta di tante persone, rapporti, amicizie, è la dimostrazione dello scarso interesse dei “genitori” per la creatura Generazione Futuro. 


Infine queste dimissioni sono probabilmente anche l’epidermica insofferenza, per tutti coloro che hanno scelto di credere in questo progetto, alla messa alla porta di chi alza il dito contro. 
Questa esperienza per tutti noi in Gf però non è certo stata vissuta invano: quello che a me (e credo di interpretare il sentimento di molti di quelli che hanno sottoscritto le dimissioni) è oggi chiaro è che le tessere, i congressi, la maniacale attenzione rivolta quasi esclusivamente alla struttura hanno ucciso le idee, le speranze, le passioni. Le leadership locali emergono autonomamente (in primis non accusando chiunque si opponga di “valere meno di zero”) senza che degli iscritti o un congresso le sanciscano.

Un giovane oggi non si fidelizza più tramite una tessera, è ciò di più lontano che si possa proporre ad un ragazzo per farlo partecipare. Chi non vede questo oggi, alla luce di tutto quello che abbiamo vissuto, credo che sia in malafede, o per lo meno non sia un grande osservatore. 


Fli infatti avrà avuto anche difetti, ma certo tra questi non c’è stato quello di negare spazi enormi, praterie, a chiunque entrasse, e soprattutto a i giovani. E quando ci sono le praterie davanti, curare un piccolo orticello ormai recintato è antistorico, reazionario, interessato. E chi vede lontano lo sa. 


Basta quindi col considerare i giovani (o peggio, auto considerarci) come una classe sociale, essere giovani è solo un passaggio della nostra vita. Da tutti i momenti di crisi si partoriscono le scelte migliori, e in questi giorni, in Lombardia, credo che molti ragazzi abbiamo intrapreso la strada giusta. Adesso tocca agli altri. Il mondo è lì fuori. 



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