“Non moriremo democristiani”. È questa la “promessa” lanciata dalla copertina del nuovo numero del futurista (per abbonarvi cliccate qui). Perché il Terzo polo non può essere la Dc, e Futuro e libertà - come si legge nell’articolo di Federico Brusadelli - ha il compito di tenere alta la bandiera dei propri valori, dalla “laicità liberale” al riformismo, dalla legalità alle battaglie per i diritti. E se si verificasse lo scenario di un riavvicinamento tra Udc e Pdl, ciò significherebbe - secondo il futurista - la morte del Terzo polo e l’obbligo di proseguire “in solitaria” sulla strada tracciata dalle rotture finiane.
Nel suo editoriale, Filippo Rossi delinea un “piccolo vademecum per un movimento d’opinione”, perché «alle volte, bisogna ripartire dall'abc e dall'ovvio per capire cosa è stato fatto di sbagliato e di giusto in un processo di aggregazione politica che non può ridursi, tristemente, a mera questione numerica, a esclusiva caccia all'occasione personale (traduzione: una poltroncina qual che sia)». Oltre a quello del direttore, nella pagina degli editoriali sono presenti articolo di Benedetto Della Vedova, Carmelo Palma (per il quale “Bossi e Maroni pari sono”) e del poeta e scrittore Giuseppe Conte, a proposito del naufragio della Costa Concordia.
Si parla anche di legge elettorale, dopo lo stop della Consulta al referendum: in un colloquio con Francesco De Palo, Michele Ainis rilancia la sua proposta di una Camera dei cittadini, magari - come spiega in un intervento anche Peppe Nanni - sorteggiata come avveniva ai tempi d’oro della democrazia ateniese. E ancora: un viaggio (a cura Federica Colonna) nel mondo dei “nostalgici” da social network, ovvero i “Fascio-book”; due riflessioni di Eugenio Balsamo e Piercamillo Falasca sul futuro dell’Europa, la prima sul progetto di difesa comune e la seconda sul superamento della crisi e il ruolo della Germania; un reportage di Emiliano Sbaraglia dal Senegal, paese in cammino verso le prossime elezioni; un articolo di Giuseppe Mancini da Istanbul sulla guerra della memoria scoppiata tra Francia e Turchia; un “elogio della depressione” firmato Carmine Castoro.
rsquo;obbligo di proseguire








