di Potito Salatto*
Nel corso del dibattito svoltosi lo scorso 28 maggio dal titolo "The change we want" e al quale hanno partecipato esponenti di Fli, Udc e Api, ho fatto presente che la prossima campagna elettorale avrebbe visto come protagonisti quanti, nei loro programmi, avrebbero sottolineato l'ineludibile necessità di rafforzare l'unità politica dell'Unione europea. E ciò con incidenti riforme istituzionali e dei trattati in vigore. Sul fronte opposto, ho detto, si porranno invece quanti chiederanno a gran voce l'uscita dall'euro con la riproposizione di monete nazionali (lira, dracma, eccetera), volendo affossare l'attuale contesto comunitario.
Abbiamo già vissuto storicamente una simile divaricazione subito dopo la seconda guerra mondiale, quando in Italia ci si misurava tra partiti (democratici) filoatlantici e partiti (sinistra in generale) contrari al patto atlantico in ossequio alle tesi dell'Unione sovietica.
Per fortuna, e la storia ci ha dato ragione, i primi hanno saputo governare raccogliendo la maggioranza dei consensi elettorali con risultati invidiati all'estero. Muoversi già da oggi su posizioni antieuropee come fanno Berlusconi e Grillo significa indebolire e quindi inficiare il difficile percorso del governo Monti all'interno del contesto dell'Ue. Far balenare poi l'idea di elezioni anticipate a ottobre dopo una feroce campagna elettorale, contestando quanto fatto sin qui dall'esecutivo in carica, può demagogicamente portare qualche voto in più a chi si erge a paladino di quei ceti sociali che oggi soffrono per la politica del rigore. Rigore imposto dalle circostanze come primo baluardo per non far cadere l'Italia nel baratro.
Ma se così fosse, si può immaginare una ripresa del nostro paese affidando la guida del governo a una maggioranza composta da Idv, 5 Stelle e parte (quella dei pasdaran berlusconiani) del Pdl? Ci sarebbero tutte le condizioni per un suicidio collettivo che non salverebbe più nessuno e saremmo costretti, come avvenuto in Grecia, a indire nuove elezioni. Pd, Udc, Fli e altri reagiscano dunque da subito a tale scenario apocalittico; i cittadini sappiano essere, come sempre, saggi, non facendosi illudere da pifferai magici.
Non dimentichiamo che da due profonde crisi politiche ed economiche dei primi decenni del secolo scorso in Germania e in Italia spuntarono due uomini dal nulla, acclamati da folle plaudenti: uno era un semplice caporale e diventò il fuhrer del Terzo reich; l'altro era un modesto maestro elementare e divenne il duce. Il seguito lo conosciamo. Due popoli li osannarono e dopo lutti e macerie li rinnegarono. Da noi due uomini ripercorrono quei primi successi: uno cantava e suonava sulle navi da crociera ed è stato per anni presidente del consiglio dei ministri; l'altro, comico dotato di grande oratoria populista, rischia di vincere le elezioni del 2013. Tutti costoro sono stati e sono, in momenti diversi, conseguenza dell'antipolitica.
Il paese si era illuso, noi compresi, che Berlusconi per un verso, e Di Pietro per un altro, fossero gli artefici di una nuova stagione politica ed economica per il paese: la Seconda Repubblica. I risultati sono dinanzi agli occhi di tutti. Evitiamo che ai primi due si aggiunga Grillo. Non avremmo la Terza Repubblica, ma quasi certamente l'Ultima Repubblica.
Un'ultima considerazione su tutto: il caos e il caso non stanno governando ma il mondo, lo stanno distruggendo...
* Parlamentare europeo, Futuro e libertà


