di Potito Salatto*
Che i francesi non ci siano mai stati simpatici, così come noi non lo siamo a loro, è cosa risaputa. Bisogna però rilevare che il risultato elettorale di Parigi è stato di grande fermezza, dignità e razionalità perché ha saputo interpretare non solo lo stato d'animo di quel paese, ma di tutti i cittadini europei stanchi del fiscal compact preteso dalla Germania e volto solo alla riduzione del debito pubblico con risorse prese dalle tasche dei contribuenti con malcelato cinismo. Del resto, la grandezza di una nazione è fatta dal suo popolo piuttosto che dai suoi governi. Chapeau alla Francia, dunque.
Bisogna ora che i governi europei si fermino e trovino le ragioni per far crescere le loro economie attraverso investimenti mirati. Il clima di dissenso verso le classi dirigenti nasce dalla consapevolezza di una loro insita debolezza a reagire verso la Merkel e la sua Germania. Una Germania ormai dedita soprattutto a salvare i suoi interessi bancari sparsi in Europa (particolarmente in Grecia). Interessi che, di fronte a un'ipotesi di default di un paese, sarebbero stati intaccati con inimmaginabili conseguenze economiche, finanziarie e sociali al suo interno. Ecco, si tratta adesso di porre fine all'elargizione di miliardi di euro alle banche e di convogliare invece le risorse del bilancio europeo verso obiettivi socialmente ed economicamente utili. Banche che, compresse dall'accordo di Basilea 3 che prevede di rafforzare il patrimonio delle stesse, sinora non hanno dato segni tangibili di riapertura del credito verso le piccole medie imprese e le famiglie. Banche che però, a oggi, non hanno definitivamente messo al bando quegli strumenti "evoluti" di finanza che hanno dato luogo, dall'America in poi, a quella crisi finanziaria mondiale che ha messo in ginocchio le economie reali dei singoli paesi.
Lo stesso Barroso, presidente della Commissione europea, ha recentemente sottolineato che il bilancio dell'Ue, gravato solo del 7 per cento per le spese della macchina istituzionale, deve essere destinato a investimenti all'interno dell'Unione stessa. Francia, Spagna, Grecia e Italia devono muoversi all'unisono se non vogliono correre il rischio di ulteriori tensioni sociali non più controllabili.
Se la Francia deve diventare un esempio per noi italiani che ci accingiamo a una difficile e imperscrutabile campagna elettorale nazionale, la Grecia, caratterizzata da un quadro di ingovernabilità per il risultato elettorale frutto solo di emozioni ed esasperazioni, ci sia da monito. Altro che elezioni anticipate, qui si tratta di lavorare alacremente, svolgendo un ruolo incisivo per la ripresa economica nostra ed europea, se vogliamo salvare il salvabile. Alla fine di questo percorso, spetterà ai nostri elettori giudicare partiti, uomini e cose come avviene in qualsiasi democrazia occidentale che si rispetti.
*Parlamentare europeo, Fli


