di Potito Salatto*
Chi come me, confidando nella saggezza, razionalità e sensibilità della classe politica, aveva scommesso sulla riforma elettorale per venire incontro alla legittima richiesta dei cittadini di poter eleggere i loro parlamentari, come peraltro già avviene per i comuni, le regioni e il Parlamento europeo, credo che oggi incominci a temere di perdere la scommessa.
Le avvisaglie del classico "gioco del cerino", in atto tra il Pdl e il Pd per addossare ad altri la responsabilità della mancata riforma, non lasciano sperare nulla di buono. La ragione? Ognuno preferisce egoisticamente costringere i partiti ad ammucchiate elettorali per vincere, dimenticando che la recente storia ci insegna che poi, così, non si riesce a governare. A questo si aggiunge il timore delle segreterie di non poter contare in seguito su "nominati" proni e fedeli. Dimenticando, anche qui, che le trasmigrazioni di parlamentari da un partito all'altro hanno assunto in questa legislatura dimensioni epocali e provocando un dannoso calo d'immagine dell'autorevolezza del nostro parlamento.
Come si fa a non capire che sotto le macerie di questo Paese cova un sentimento di ribellione che non ha eguali nella storia della nostra democrazia? Bastano le "purghe" di stile leghista a esorcizzare l'antipolitica imperante? Se a questo, poi, si aggiunge il senso di smarrimento che serpeggia sempre più anche nei confronti dell'attuale governo, credo che il limite di sopportabilità sia stato raggiunto.
Io, come tutti, sono stato e sono tuttora sostenitore del governo Monti inteso come stato di necessità. Non posso però non rilevare che ancora si è lontani da un efficace programma di interventi per la crescita economica del Paese. Se accanto all'aumento della tassazione fiscale in atto, non si procede immediatamente alla riapertura del credito delle banche alle imprese e alle famiglie, se non si ritrovano incentivi per la ripresa degli investimenti, di che cosa paliamo? Senza dimenticare che le banche, in questo periodo, hanno potuto beneficiare di miliardi di euro da parte della Bce.
Come possiamo immaginare di accogliere investimenti stranieri se viviamo in un Paese che ha un così elevato tasso di corruzione, un costo del lavoro che non trova eguali altrove, con un processo civile che dirime le controversie dopo molti anni, con lungaggini burocratiche da Terzo mondo, con inesistenti sconti fiscali per gli operatori economici, con totale mancanza di flessibilità in entrata e uscita dei lavoratori, con una presenza sempre attiva della criminalità organizzata? I mercati sono ritornati all'attacco perché sanno che ormai l'Italia è una pentola a pressione che dal momento all'altro può esplodere.
Di fronte a tutto ciò, prima che sia troppo tardi, e prima che lo facciano direttamente i cittadini, è indispensabile che la classe dirigente locale, dei partiti, compia un sussulto d'orgoglio imponendo ai propri vertici di assumersi le dovute responsabilità, fuori dai tatticismi di "bottega". In gioco è la democrazia di questo paese, già fortemente minata. E il giorno in cui anche i Professori dovessero fallire, non ci sarà più scampo.
È vero che Monti, nell'avere assunto la guida del paese, si è paragonato ai volontari della Protezione civile. Ma se un volontario, pur animato dal desiderio di salvare vite tra le macerie di un improvviso terremoto, fa più vittime del sisma, allora è meglio restare a casa e lasciar lavorare chi, con professionalità magari minore, ma di certo con maggiore sensibilità, sa svolgere questo compito con superiore umanità. Cossiga, prima di lasciarci, ha concluso il suo testamento politico con una affermazione profetica: "Dio Salvi l'Italia". Se anche questo non fosse possibile, non resterebbe da dire: "Si salvi chi può"...
* Parlamentare europeo, Fli


