«Se non facciamo le riforme - avvisa Luciano Violante, intervistato dal Corriere della Sera - scompariranno nell’incendio non solo i partiti, ma anche il sistema democratico». Eppure invece di concentrarsi su come cambiare una pessima legge elettorale e rimettere in moto un sistema di rappresentanza ormai bloccato e “svuotato”, le forze politiche maggiori sembrano impegnate a mettere in difficoltà l’esecutivo. Con il risultato di far crescere l’onda anti-partitica nel paese, e con inevitabili effetti - alle prossime elezioni - di deflgarazione del sistema.
La riforma di cui si discute - spiega sempre Violante - prevede metà deputati eletti in collegi uninominali e metà con liste proporzionali, il recupero dei “migliori perdenti”, uno sbarramento e un piccolo premio per il migliore. Un bipolarismo “molto corretto”, che però, grazie alla sfiducia costruttiva, ai collegi e al premio di maggioranza, non riporterebbe l’Italia indietro ai tempi dei governi balneari e delle maggioranze fluttuanti. «La competizione si fonderebbe sull’alternativa tra i programmi e le idee».
Ma per fare tutto questo bisogna partire subito, prima delle amministrative di maggio. Solo così - osserva l’ex presidente della Camera - sarà possibile chiudere la partita entro gennaio 2013. Altrimenti si rischia di ritornare al voto con il Porcellum. Una bella preoccupazione. A cui se ne aggiunge un’altra, e ben più grave: che si vada a votare quest’anno, affossando non solo la riforma della legge elettorale ma anche il risanamento del paese.


