di Riccardo Lo Monaco
«Torno nel Pdl». Così Ugo Cappellacci, presidente della Regione Sardegna, ha ufficializzato il suo rientro nel partito di Berlusconi e Alfano. Un annuncio che per i più, quelli che a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca, era atteso da molto tempo. Personalmente ho da subito espresso i miei dubbi sulla genuinità dello “strappo” compiuto da Cappellacci qualche mese fa nei confronti del “partito degli onesti” e a maggior ragione, alla luce delle sue dichiarazioni, immagino si renda necessaria una profonda riflessione sul ruolo di Futuro e libertà in Sardegna.
Fli infatti, nelle persone dei suoi due consiglieri regionali (che sono anche coordinatore regionale e vice vicario) aveva fatto il suo ingresso nella maggioranza a sostegno del governatore proprio in virtù e a seguito dell’annunciata rottura tra Cappellacci e il Pdl. Un ingresso tutto politico, una fiducia in bianco, tanto che, tra le altre cose, non ha permesso a Fli di incidere sulla linea di governo regionale e di svolgere una funzione di pungolo e di stimolo alla politica del presidente e della maggioranza tutta, perché assolutamente privo di una propria rappresentanza all’interno dei luoghi istituzionali deputati a decidere sulle sorti della Sardegna.
Ora, le dichiarazioni di Cappellacci neutralizzano il motivo fondante l’ingresso di Fli in maggioranza perché viene meno il ragionamento tutto politico che individuava nello strappo con il Pdl la conditio sine qua non necessaria per offrire un appoggio politico a Cappellacci.
Non penso ci sia difficoltà nell’auspicare una presa di posizione netta da parte di Ignazio Artizzu e Matteo Sanna, consiglieri regionali nonché rispettivamente coordinatore e vice coordinatore regionale di Fli, i quali, sono certo, non faticheranno a prendere atto di questa cappellacciata e vorranno rivendicare la dignità di Futuro e liberta, delle donne e degli uomini che con sacrificio ed entusiasmo si sono ritrovati attorno al progetto politico di Gianfranco Fini. Ancor di più se pensiamo che il governatore sardo non gode di molta simpatia tra i suoi corregionali e le sue vicende giudiziarie non lo fanno certo brillare come esempio da seguire.
All’indomani di Pietrasanta, dopo l’appello del presidente Fini a riprendere i connotati del movimento e ad assumersi l’onore e l’onere di dar vita a quel “patto repubblicano” capace di mettere insieme le forze riformatrici del paese, nel momento in cui dobbiamo guardare al bene supremo di Fli, al mantenimento della sua credibilità politica e morale attuato con il rilancio di una politica fatta di idee e passione, la presenza all’interno della maggioranza regionale, nel momento stesso in cui il presidente della Regione rientra nel Pdl dopo esserne uscito solo per aumentare la propria posta personale in gioco, dovrebbe essere oggetto di una profonda, onesta e lineare riflessione politica, in modo da verificarne la rispondenza a quell’atto d’amore per l’Italia e per quell’idea della politica che, come ha detto lo stesso Fini, costituisce l’essenza stessa di Futuro e libertà.


