di Federica Taddei - C’era una volta un progetto aleatorio, del quale si discuteva, ma si aveva quasi paura a parlarne perché utopico, troppo irrealizzabile e scardinante ogni tipo di equilibrio esistente. Il progetto continuava a essere menzionato, ma non partiva in senso pratico nonostante la necessità impellente di riformare lo Stato governato da Pulcinella che era simpatico e di compagnia fin che si vuole, ma totalmente sconnesso da ogni situazione reale che non fosse paradossale. Quel progetto col passare del tempo si è andato sempre più delineando sospinto dal vento di cambiamento prodotto dalle idee, dalle proposte di gente comune con ideali condivisi mossi da un solo obiettivo: rinnovare l’Italia. Rinnovarla nei suoi metodi e nelle sue istituzioni, nel modus operandi della classe dirigente e nel modus vivendi della società civile.
Quel progetto capace di illuminare il volto delle persone che han sempre creduto nel cambiamento, doveva uscire allo scoperto e farsi portatore a inizio crisi di quella serie di riforme che avrebbero evitato il collasso e la condizione attuale, ma si è continuato a dare fiducia e accettare o meno quei modi decisamente poco virtuosi.
Si è andati avanti e nel frattempo era tutto un fiorire di pensieri e menti brillanti, con proposte e poche proteste se non quando a essere intaccata era la dignità di uomini e donne che volevano dirsi fieri di essere italiani. Questo progetto è diventato movimento, di cui Futuro e Libertà si è mostrato subito promotore riconoscendosi nei valori e nella linea di questa nuova sfida.
Si volava alti, forse fin troppo, motivo per cui i più non erano a conoscenza o vedevano lontano il progetto e alcuni se ne sono allontanati rammaricati forse dall’apparente immobilismo. Ora però è il momento di crederci insieme, per questo nuovo patto nazionale che non dà spazio a ideologie retrograde e che paralizzano la politica. Il progetto ora ha assunto una forma definita, non è più qualcosa che potrebbe essere, ma è. Non lo è nei termini tradizionali di “partito” e forse nemmeno di “polo” per ora. Semplicemente è un patto che unisce e vuole unire gli Italiani con un certo senso di responsabilità verso la Nazione affinché la politica torni ad acquistare quella dimensione legata alla comunità che si è persa negli anni per divenire mero avanspettacolo dei nostri e altrui vizi. Ora è il momento di meno burlesque e più decenza, meno blocchi allo sviluppo, più menti liberali e volte al progresso, meno attaccamento a lingotti e diamanti più dispiegamento di forze, tempo e energie per gli altri.
In tante persone c’è questo spirito, molti disgustati dalla “politica”si sono dedicati ad altro, ma ora vogliono recuperare l’aspetto più umano della stessa. Vogliono rimboccarsi le maniche e rendersi partecipi al rinnovamento nella chiave di una nuova età quella di un “umanesimo integrale”. Maritain ce lo spiegò bene il secolo scorso, un umanesimo che non mira alla perfezione assoluta della società, ma a tutta quella serie di condizioni d’ambiente che portando alla pace sociale faranno conquistare a ogni persona la propria libertà. Dobbiamo essere predisposti a una certa apertura mentale per capire le reali esigenze della comunità nella quale operiamo. Ci slegheremo inevitabilmente da quegli schemi mentali, simboli, miti vetusti e anacronistici, retaggio culturale di una società in continuo cambiamento e movimento.
Questo “patto” nazionale, fatto fra i cittadini, dovrà farsi portatore delle istanze del territorio, senza grandi annunci, scenografie o scene, senza particolari “nuovismi”, tecniche di comunicazione o mirabolanti proclami. L’unica novità che dovrà caratterizzarlo dovrà essere la “semplicità” dell’azione per la persona e con la persona. Solo così la politica riacquisterà il significato di comunità, il suo proprio contenuto valoriale e la sua dimensione veramente democratica, perché nella semplicità delle azioni di tutti gli onesti cittadini si ravviserà il cambiamento e il Polo della Nazione ne sarà il primo garante.


