Forse solo chi conosce alla perfezione Silvio Berlusconi sa e fa sul serio o meno. Ciò che è certo è che il Cavaliere scalpita, si considera ingabbiato dal governo Monti, costretto a non essere l’attore protagonista. Senza però considerare che gli animatori di questa fase delicata sono tutti, le forze politiche come quelle economiche e sociali. Proprio perché il principio alla base del momento “salva Italia” c’è un necessario patto di solidarietà e responsabilità. Ma l’ex presidente del consiglio lo ha fatto capire più volte: ciò che importa è il futuro del suo partito, l’Italia può attendere. E può anche uscire dall’euro.
Allora la mossa di Berlusconi potrebbe essere quella di rivedere il suo sostegno all’esecutivo dei professori. Prima si era parlato di ottobre, ma forse la decisione nefasta e rivelatrice arriva già a luglio. Lo ha detto in questi giorni ai pidiellini più stretti: approvare la riforma del lavoro, «che non ci piace», e poi, dopo il vertice Ue di fine mese, chiedere un rimpasto con l’ingresso di politici nel governo. Un’ipotesi che non andrebbe bene né a Monti né al Pd e che potrebbe portare alla rottura del tavolo, peraltro sempre più a rischio destabilizzazione per le continue intrusioni dei partiti nell’azione di governo. E ancora: «Basta con l’appoggio alla cieca».
Ma per recuperare quei venti punti lasciati per strada Berlusconi crede che serva qualcosa di forte. Ieri ha difatti rilanciato la «pazza idea» affermando che uscire dall’euro «non è una bestemmia» e che il paese «potrebbe avere vantaggi». Paventa il lancio di una iniziativa “no euro” e dice di avere il sostegno di alcuni economisti. L’unica speranza è che non si presenti con Renato Brunetta…


