È di qualche giorno fa la notizia che il parlamento argentino (il matrimonio tra persone dello stesso sesso è consentito già da due anni), ha approvato all'unanimità la legge sull'identità di genere. Gli argentini potranno cioè registrare all'anagrafe il proprio sesso a seconda della loro percezione, in quanto l'identità di genere è "un'esperienza intima e personale, che può corrispondere o meno con il sesso assegnato al momento della nascita". Se si pensa all'Argentina del sanguinario Videla, alla soppressione dei diritti civili, politici, sindacali, alle migliaia di cittadini rapiti, torturati, uccisi dal regime militare, ai desaparecidos, l'apertura del paese latino americano verso i diritti umani è stupefacente. Negli stessi giorni apprendiamo del parere favorevole di Obama nei confronti dei matrimoni gay. Sempre negli stessi giorni, ahinoi, e precisamente domenica 13 maggio, si è svolta a Roma una marcia pro-life, a "favore della vita", contro l'aborto legalizzato, contro la legge 194 "un vero e proprio omicidio di Stato", secondo gli organizzatori. I colorati cartelli dei manifestanti recitavano i soliti slogan "La vita inizia con il concepimento", "L'aborto è violenza, è omicidio", "Donne assassine", alcuni portavano in giro allegri crocifissi con feti di plastica. Un grande striscione "Parlamentari per la vita", era fieramente esibito da nostri deputati e senatori, tra cui l'ex ministro Gasparri e la sempre attiva Paola Binetti. Presente con fascia tricolore, il sindaco della capitale Gianni Alemanno, patrocinatore entusiasta insieme al Comune, dell'iniziativa. In Italia, tutti i governi, da Berlusconi a Prodi, non hanno voluto (centrodestra), non sono stati capaci (centrosinistra), di produrre una sola legge aperta ai diritti degli individui. Dalle coppie di fatto alla procreazione assistita, dal testamento biologico al fine vita. L'unico baluardo di civiltà che ci è rimasto è la 194, la legge che nel 1978 non giudicò più un reato l'interruzione volontaria della gravidanza. Che mise fine alle pratiche dell'aborto clandestino e alla morte di migliaia di donne finite sotto i ferri di mammane e imbroglioni, una legge che consente da 34 anni di affrontare con la consulenza di medici e psicologici, una scelta sempre e comunque dolorosa e difficile. I nostri paladini della vita attentano dunque a una delle poche leggi che ci distinguono, insieme al resto del mondo, dalla Corea del Sud, dagli Emirati Arabi, dall'Iraq, dal Kuwait e dalla Siria, paesi in cui la donna, il rispetto dei suoi diritti (salute fisica e mentale, dignità) valgono meno di niente. Forse il corteo lungo il suo percorso ha sfiorato anche la statua, in Campo de' Fiori, dedicata a Giordano Bruno, condannato al rogo dall'Inquisizione, nel 1600, per le sue teorie considerate eretiche. Non vorremmo che il grande filosofo campano fosse bruciato invano.


