Entra nella Costituzione il pareggio di bilancio: il ddl, già approvato in prima deliberazione dai due rami del Parlamento e in seconda deliberazione dalla Camera, ha ottenuto oggi il via libera definitivo a Palazzo Madama nel quarto e ultimo passaggio parlamentare. È stato approvato con il quorum dei due terzi degli aventi diritto e questo impedisce il ricorso al referendum confermativo.
Il nuovo articolo 81 della Costituzione afferma che «lo Stato assicura l'equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio, tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico». Il ricorso all'indebitamento - si legge nella riformulazione dell'articolo 81 - è consentito solo al fine di considerare gli effetti del ciclo economico e, previa autorizzazione delle Camere adottata a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti, al verificarsi di «eventi eccezionali» tra cui sono incluse «gravi recessioni economiche, crisi finanziarie, gravi calamità naturali».
La riforma sancisce pure (all'articolo 97 della Carta) che «le pubbliche amministrazioni in coerenza con l'ordinamento dell'Unione europea, assicurano l'equilibrio dei bilanci e la sostenibilità dl debito pubblico». Inoltre, l'articolo 119 stabilisce che comuni, province, le città metropolitane e le regioni hanno autonomia finanziaria di entrata e di spesa «nel rispetto dell'equilibrio dei relativi bilanci e concorrono ad assicurare l'osservanza dei vincoli economici e finanziari dovuti all'ordinamento dell'Unione europea».
Mentre per il Fondo monetario si allontana il raggiungimento del pareggio di bilancio per l'Italia - il Fiscal monitor prevede al 2,4% il rapporto deficit/Pil per quest'anno e in discesa all'1,5% per il 2013 il governo conferma comunque il pareggio di bilancio entro i tempi che aveva prefissato. Nella bozza del Documento di economia e finanza all'esame del Consiglio dei ministri di oggi, le stime indicano che il rapporto deficit/Pil si attesterà all'1,7% quest'anno per arrivare allo 0,5%, quindi vicino al pareggio, nel 2013 (le precedenti stime indicavano 1,6%). Il Pil calerà quest'anno dell'1,2% per poi tornare a crescere nel 2013 quando segnerà un incremento dello 0,5%.


