Nuovo richiamo alla responsabilità del ministro del Welfare, Elsa Fornero, ai partiti di maggioranza e alle forze sociali. «Finora abbiamo ricevuto critiche per la troppa incisività o la troppo poca incisività, ma su una cosa siamo decisi: andremo in Parlamento e se la riforma non dovesse passare andremo a casa». Perché, ha ricordato, questa «è una riforma del lavoro per il Paese e non per compiacere sindacati, imprese o partite Iva».
Fornero ha precisato che la riforma voluta dal governo Monti «punta a un mercato del lavoro aperto, inclusivo e dinamico. Inclusivo, innanzitutto, vuol dire senza cittadelle protette perché è impensabile che in un mondo così dinamico si possano iniziare e concludere carriere, da 17 a 57 anni, sempre nella stessa realtà aziendale». E a chi accusa l’esecutivo di poca sensibilità nei confronti delle parti deboli, segnatamente dei lavoratori, la titolare del Welfare ha risposto che «non siamo un governo senza anima e non ci piace aumentare la tassazione, ma sappiamo come sia anche difficile tagliare la spesa improduttiva. Lo faremo comunque se ce ne lasceranno il tempo».
Il governo – ha aggiunto – «è al corrente del grande disagio sociale che attraversa il paese» e cioè che è stato costretto a un impoverimento «per la mancata crescita e con una distribuzione del reddito sperequata a danno di classi medie e povere».


