Thu04242014

Back BLOG Emiliano Sbaraglia - Sangue misto Dopo il pianto di Bonucci

Dopo il pianto di Bonucci

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A bocce ferme, tra le istantanee provenienti dall’Europeo di calcio appena concluso rimane in testa quella delle lacrime dei giocatori azzurri, umiliati e offesi, potremmo dire, dalla evidente superiorità tecnica e tattica degli avversari.

Tante lacrime, da Mario Balotelli ad Andrea Pirlo; ma tra le molte, quelle del giocatore Leonardo Bonucci, a quasi una settimana di distanza, restano più impresse delle altre. Perché continue, ripetute, a getto continuo, quasi se il difensore juventino si fosse risvegliato da un bel sogno, costretto a tornare all’amara realtà. E la realtà è che, terminato il calcio giocato, dalle nostre parti si ricomincia a parlare di Scommessopoli, proprio con l’interrogatorio dell’allenatore fresco campione d’Italia.

Basti soltanto ripensare al mese precedente, all’ingresso della Guardia di Finanza dentro Coverciano, per ricondurre il pianto di Bonucci anche ad altre vicende, oltre quelle meramente sportive. Chissà, forse in cuor suo, raggiunta la vittoria in finale, tornando in patria da campione d’Europa, confidava in un colpo di spugna, si poteva sperare in quel condono morale già vissuto soltanto pochi anni prima, quando Calciopoli e Moggiopoli vennero annacquate nell’immaginario collettivo grazie al trionfo mondiale in Germania.n D’altra parte, dopo la vittoria nei quarti contro l’Inghilterra, il capitano Gigi Buffon lo aveva ammesso quasi involontariamente nelle interviste di rito: “Di certe cose preferisco riparlarne dopo che avremo vinto il torneo”.

Il torneo non è stato vinto, anche se la nazionale di calcio ha raggiunto un ottimo risultato, e dimostrato un gioco che non ci apparteneva da tempo; ma la giustizia, anche quella sportiva, è altra cosa. E non confondere i due piani (lo sport e la giustizia) sarebbe dovere di tutti. A partire, come ribadito dal presidente del Consiglio dopo la batosta finale, dagli stessi giocatori azzurri, così tanto amati e seguiti da tutto il Paese, come dimostrato dai maxi-schermi sparsi da Trieste a Palermo.

Il colpo di spugna, stavolta, potrebbe non arrivare.
 



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