Thu11272014

Genova per me

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Dieci anni fa ero a Genova. Arrivai verso l'ora di pranzo di sabato 21 luglio da Cosenza, dove la sera prima, e durante tutta la notte, avevo visto scorrere dal televisore della hall di un albergo le immagini dell'assassinio di Carlo Giuliani insieme a Suzanne Vega e il suo gruppo, al seguito della quale ero andato per conto di un editore italiano. La cantante americana doveva tenere un concerto e leggere delle poesie appena pubblicate, ma subito dopo le notizie che arrivavano da Piazza Alimonda il palco fu occupato da una marea di ragazzi, che pretendevano il silenzio in rispetto di quella morte. Alla fine, dopo un'estenuante trattativa, ci si accordò per un solo brano acustico e una sola poesia, che l'autrice dedicò alla vittima. Ricordo le lacrime di Suzanne Vega nel guardare quel giovane a terra, con il sangue sull'asfalto e la camionetta della polizia che infieriva sul suo corpo.

Così, all'alba, decisi di partire. Arrivato a Genova la manifestazione pacifica dei 300.000 era già partita, e partecipai al corteo insieme a “Mani tese”, un'associazione cattolica che aveva scelto di manifestare dipingendosi le mani di bianco, e raccogliendo da terra le immondizie lasciate dai Sound sistem dei Centri sociali che sfilavano prima di noi. Al nostro fianco un'associazione di disabili.

A un certo punto lo scenario cambiò all'improvviso, e senza avere il tempo di capire come né perché ci ritrovammo chiusi in un lato della strada da un corpo di polizia in assetto da guerra, che ci gridava “comunisti di merda”, e ci picchiò alla cieca. Disabili compresi.
 
Trovato rifugio in una sorta di bar-tabaccheria semiaperta, tolsi il sangue e recuperai il fiato. Sul far della sera tornai verso Brignole, aspettai il primo treno che passò, verso qualsiasi direzione, nascosto sino all'ultimo minuto. La mattina di domenica finalmente a casa, chiuso dentro la mia stanza. Dalla quale non sono uscito per una settimana. Senza proferire verbo. Senza chiudere occhio.
 
La mia storia, purtroppo, è una delle tante di quelle accadute dieci anni fa a Genova. E delle meno gravi.
 
Forse sarebbe ora di verità e giustizia.    


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