Ora che è passata una settimana, tornare solo per un momento su quanto accaduto a Filippo Rossi nella notte conclusiva di Caffeina aiuta a capire ancora meglio chi sono questi fascisti di terzo millennio, se mai ci fossero dubbi.
Gente che, a cominciare dal loro leader, parla di cultura così, tanto per parlare, senza sapere cosa dice. Citano Boccioni, Soffici, pensano di emularli con calci e pugni, come subito rivendicato attraverso la rete. Ma è soltanto una maschera di cera, facile a squagliarsi.
Se gli artefici del Futurismo, dal Manifesto di Filippo Tommaso Marinetti del 20 febbraio 1909 in poi, in effetti hanno predicato e anche esercitato forme di violenza alquanto discutibili, bisogna almeno osservare un paio di cosette oltre a questo. Agli inizi del Novecento il Futurismo ha infatti rappresentato una vera rivoluzione linguistica, e dunque artistica, rimanendo egemone di una leadership culturale nazionale almeno sino alle soglie della seconda guerra mondiale (un nome su tutti, Anton Giulio Bragaglia). Per dirla in altro modo, dalla scrittura alla pittura, dal teatro al cinema (Mario Verdone docet), dall’architettura ala fotografia, dopo il Futurismo nulla è stato più come prima nel mondo della cultura italiana.
Oltre a questo, il Futurismo (e i futuristi) ha avuto la capacità di mettersi in discussione nel corso del tempo, prima di estinguersi naturalmente, in alcuni casi ammettendo alcuni errori di gioventù, a partire dallo stesso Marinetti.
I fascisti del terzo millennio, invece, accusano di tradimento Filippo Rossi perché qualche anno fa presentò presso Casa Pound il libro Fascisti immaginari, scritto insieme a Luciano Lanna: dimostrando così, in tempo reale, di non aver capito nulla di quello che in quel libro era scritto.
Sono fatti così. Sanno giusto menar le mani.
I falsi futuristi
- Sabato 21 Luglio 2012 16:54


