Le parole di Daniela Santanché alla Zanzara non meriterebbero nemmeno di essere commentate. Personalmente lo faccio solamente per rispetto nei confronti di Nilde Iotti. Che era certo l’amante di Palmiro Togliatti, là nell’ultimo piano di Botteghe Oscure, ma che certo non fu la prima donna presidente della Camera nella storia della Repubblica italiana grazie a questo, come ha teorizzato l’esponente Pdl, come al solito pronta a difendere in qualsiasi occasione la posizione del suo Capo: quello a cui, lei sì, deve tutto quel poco che è e che è stata negli ultimi anni. A quale prezzo (o prestazione) non vogliamo sapere, sono questioni private. E non ce ne può fregare di meno, tra l’altro.Ma al di là del merito, il solo accostare nominalmente una figura come quella di Nilde Iotti al profilo politico (?) di una come Nicole Minetti fa letteralmente venire il vomito. E non f altro che misurare il livello di bieca mediocrità di una donna che ha fatto dell’apparenza e della dissolvenza, oltre che del trasformismo camuffato da cameratismo d’alto borgo, il suo squallido marchio di fabbrica.Andasse a sfogliarsi qualche libro di storia contemporanea, la signora Santanché, un libro di storia qualsiasi, anche di quelli suggeriti dall’amico-nemico “epurator” Francesco Storace (allegramente in viaggio dopo autoinvito presso madame Le Pen): scoprirà che Nilde Iotti, oltre essere stata l’amante di Palmiro Togliatti, ha anche avuto modo e tempo di vivere come una persona degna di ogni rispetto, al di là di qualsiasi tara ideologica, in nome della passione e della dedizione profuse per amore del suo paese, l’Italia.Ma tra una donna vera e una volgare femmina, si sa, intercorre l’abisso.


