«I militari italiani caduti in Afghanistan hanno lo stesso valore degli italiani che persero la vita nella lotta al terrorismo». A dirlo è il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, in un’intervista al Corriere della sera, dopo che - con la morte del sergente Michele Silvestri sabato scorso - le vittime italiane in Afghanistan sono salite a 50, di cui 18 per incidenti o malattie e gli altri uccisi nelle operazioni militari. «Cinquanta italiani caduti è una realtà tristissima. Il valore di queste persone che si sacrificano con senso dello Stato è come quello di chi nel nostro paese ha combattuto il terrorismo», ha dichiarato il titolare della Farnesina.
«I nostri soldati combattono il terrorismo in un posto importante: l'Afghanistan può essere un fattore di stabilizzazione del subcontinente indiano invece di essere il contrario. Immaginiamo cosa succederebbe se tornasse a essere un failed State o se lo diventasse il Pakistan». Perché «è in gioco anche la nostra sicurezza».
Terzi, che mercoledì ha incontrato l'inviato Usa per Afghanistan e Pakistan, Marc Grossman, ha anche precisato che «nella zona Ovest dell'Afghanistan, affidata a noi, la transizione verso il passaggio di responsabilità alle autorità afghane è quasi completata. Nei prossimi mesi rimarrà fuori una piccola parte di territorio. Abbiamo fatto un ottimo lavoro stando alla valutazione unanime, non esclusivamente nostra, anche dell'inviato degli Stati Uniti».
Quanto al ritiro dall'Afghanistan, il titolare degli Esteri ha ricordato che «non abbiamo né più né meno fretta dei nostri alleati» e che, come previsto a livello di alleanza Isaf, «durante il 2013 trasferiremo la responsabilità alle forze afgane». L’Italia non ha ancora calendari ma, ha aggiunto il ministro, «abbiamo l'obiettivo di far rientrare gran parte del nostro contingente per la fine del 2014».


