La cooperazione allo sviluppo si configura sempre di più come strumento di politica estera. Quella esercitata dall'Italia è insufficiente in termini di risorse allocate, ma ampiamente sufficiente per la sua capacità di tenuta. A sottolinearlo è il presidente della Camera, Gianfranco Fini, in un'intervista allegata al V rapporto di ActionAid dal titolo L'Italia e la lotta alla povertà nel mondo.
Il documento della Ong ha difatti il fine di analizzare il mantenimento degli impegni sottoscritti dal nostro paese rispetto a iniziative di lotta alla povertà nel mondo. Un approfondimento reso necessario dal taglio dei fondi deciso dall’attuale governo.
Eppure, ha spiegato Fini, la cooperazione allo sviluppo deve essere considerata «una componente imprescindibile della nostra politica estera: oltre agli indubbi benefici, anche umanitari, che arreca alle popolazioni, essa contribuisce al perseguimento del legittimo interesse dei donatori a essere presenti in paesi beneficiari, che sempre più spesso sono altresì partner commerciali e di investimenti, anche in settori strategici come quello energetico e delle materie prime».
«Nelle sedi multilaterali – ha proseguito la terza carica dello Stato – in cui i tagli dei fondi della legge 49 ci stanno in qualche modo penalizzando, fare una politica di cooperazione con idee e strategie coerenti e vincenti vuol dire anche facilitare l'ottenimento di vantaggi in altri settori, nell'interesse del nostro paese». Ecco perché quella della cooperazione allo sviluppo «è una materia in cui il Parlamento potrebbe utilmente recuperare un ruolo propulsivo tramite l'esercizio delle proprie prerogative, anche nel campo dell'iniziativa normativa, per contribuire a modernizzare e a dare maggiore efficacia a quello che permane un settore strategico della politica estera italiana».
Che giudizio dare, quindi al sistema italiano di cooperazione allo sviluppo? Sul punto Gianfranco Fini non nasconde lo scarso impegno finanziario dell’esecutivo: «All'Italia darei un'insufficienza per quanto riguarda la quantità di risorse allocate. Ma assicurerei una votazione ampiamente sufficiente per la capacità di tenuta complessiva del nostro paese sui principali tavoli internazionali e sulla qualità degli interventi effettuati».


