Mon11242014

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Minoranze e integrazione, la Germania “coccola” i turchi

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Ritorna prepotentemente in auge nel dibattito politico tedesco il tema  dell’integrazione con la popolazione turca. Nel 2010 il primo ministro turco Erdogan ha formulato al governo tedesco la richiesta di istituire in Germania scuole secondarie e università nelle quali il turco avrebbe dovuto rappresentare la lingua ufficiale. La risposta della cancelliere Angela Merkel è stata negativa, sulla base dell'asserzione secondo cui l'integrazione linguistica dovrebbe rappresentare la condicio sine qua non per l'integrazione di un popolo in un territorio diverso dal suo. Ma oggi le cose sono cambiate, è la stessa società tedesca che non vuole lasciare indietro le minoranze, partendo da uno dei cardini principali sui quali si dovrebbe fondare un paese cioè la cultura.

Oggi circa 2,5 milioni di persone in Germania hanno radici turche, ma gli immigrati turchi sono stati spesso accusati di essere disposti  a inserirsi nella cultura tedesca, ma di non riuscire a imparare la lingua rimanendo isolati nelle loro comunità. Ma ora, circa 60 anni dopo l'arrivo dei primi lavoratori ospiti “Gastarbeiters”, i tedeschi stanno mostrando un nuovo interesse per la lingua e la cultura turca. Alcune scuole di Berlino offrono già l’insegnamento bilingue. La scuola elementare “Aziz Nesin” a Kreuzberg  insegna ad alunni attraverso l’uso del tedesco e del turco e ha dato la possibilità  ai bambini turchi di avere maestri tedeschi, pur continuando a nutrire la loro lingua madre. La scuola “Jens Nydahl” a Berlino , dove la stragrande maggioranza degli studenti provengono da famiglie di immigrati, offre lezioni di tedesco e turco e offre anche corsi di tedesco per le madri turche. Ma questi programmi sono a volte oggetto di critiche sulla base di stereotipi ormai vecchi.

Le differenze con i tedeschi sono estremamente profonde – i turchi sono mal istruiti, sottopagati e con un tasso molto basso di occupazione. E non fa molta differenza il fatto che si trovino in Germania da molto tempo. Se il tuo nome è Ümit invece di Hans o Gülcan invece di Greta, è assai difficile che tu riesca a salire in alto nella scala sociale. Il 30 per cento degli immigrati turchi e dei loro figli non hanno un certificato di scuola superiore e solo il 14 per cento ha conseguito l’Abitur, il diploma rilasciato al termine della scuola secondaria. Si tratta della metà della media che riguarda la popolazione tedesca. E siccome gli immigrati sono soliti avere più figli dei tedeschi, il problema rischia di aggravarsi in futuro.

Oggi un terzo dei bambini nati in Germania è di origine straniera. Se non si adotterà subito questo modello, l’istruzione nelle scuole sarà  destinata a peggiorare, ben oltre i casi limite che già oggi si registrano nelle scuole delle città con una forte comunità di stranieri. Anche perché non bisogna permettere che questi immigrati affollino gli strati più bassi e meno qualificati della scala sociale, pregiudicando la competitività delle aziende tedesche e lo sviluppo economico della nazione. Olaf Zimmermann, direttore generale del Consiglio delle arti della Germania, ritiene che il dibattito sulla integrazione dei lavoratori stranieri è obsoleto. «Tale questione è una cosa del passato. Storicamente, la Germania e la Turchia hanno molto in comune», ha detto allo Spiegel online.

La Turchia è  il ponte più importante che abbiamo al mondo islamico e dovremmo avere il coraggio di attraversare. Oggi i cittadini di origine turca sono alla quarta generazione. Secondo l’Istituto di Statistica tedesco, dei 6,7 milioni di stranieri che nel 2009 vivevano nella Germania riunificata, i turchi costituiscono il gruppo più ampio con un milione e 660mila unità. La rappresentanza italiana è invece di 650mila persone.

Giuseppe Ciraolo



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