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Quel "progetto folle" che cambierà il volto di Istanbul

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“Çılgın proje”, un progetto folle. Così lo ha definito il premier Erdoğan – un progetto folle e magnifico – presentando ufficialmente mercoledì 27 aprile il “Kanal Istanbul”: un Bosforo bis e parallelo, un canale da scavare alla periferia occidentale di Istanbul, dal mar Nero al mare di Marmara attraverso i distretti di Çatalca e Silivri (l'andamento esatto del percorso non è stato annunciato); lungo circa 40 chilometri, largo 500 metri e profondo 25, sarà una sorta di autostrada fluviale per decongestionare il Bosforo e il centro della città, annualmente invaso da circa 50000 navi tra cui pericolosissime petroliere: e già gli esperti di diritto internazionale hanno cominciato a scontrarsi sul destino del trattato di Montreux, che dal 1936 regola il passaggio negli stretti del Bosforo e dei Dardanelli e che  andrà ovviamente rivisto. Un progetto folle che prevede un biennio di studi approfonditi per finalizzare il percorso e le infrastrutture necessarie (ponti compresi), poi circa 8-10 anni di lavori: pronto per essere inaugurato nel 2023, nel centenario della Repubblica, al modico costo stimato di 10 miliardi di dollari. 

 

 
Ma per Erdoğan il Kanal Istanbul non sarà solo un canale: perché ha illustrato un progetto multidimensionale, che avrà un impatto – positivo, almeno nelle intenzioni – sull'energia, sui trasporti, sui lavori pubblici, sull'agricoltura, sull'occupazione, sull'urbanizzazione; un progetto che serve a proteggere l'ambiente: “preservare la natura, il mare, le aree verdi, la flora e la fauna di Istanbul e della sua regione”. In più, come suggestivamente suggerito dall'animazione in 3D proiettata, lungo il canale è prevista la realizzazione di centri per mostre e congressi, di impianti sportivi, di nuove aree urbane (lo stesso manifesto elettorale dell'Akp accenna alla costruzione di due nuove città, sulle sponde orientale e occidentale di Istanbul), del più grande aeroporto turco a Silivri: sarà un'attrazione per turisti, consentirà di trasformare il Bosforo – liberato dal traffico navale pesante e dai carichi potenzialmente devastanti (petrolio, gas naturale liquefatto, agenti chimici) – in attrazione turistica: riservato alle escursioni in barca e agli sport acquatici.
 
L'idea in effetti non è nuova, l'aveva già lanciata Bülent Ecevit (più volte primo ministro, allora non in carica) nel 1994 col nome di “Istanbul Kanalı Projesi”: ma Erdoğan non ha citato la fonte. Già quando era sindaco dell'ex capitale imperiale alla fine degli anni '90, però, aveva cominciato a riflettere su di un simile progetto: e si è definitivamente convinto dopo le tragiche inondazioni del 2007 e 2009. “Kanal Istanbul non danneggerà le risorse idriche sotterranee o di superficie – ha proseguito mercoledì – e non creerà in alcun modo problemi di scarsità idrica a Istanbul”: e anzi, servirà proprio a prevenire nuovi disastri, allagamenti o incidenti nel Bosforo – come quello, citato dal premier, della petroliera rumena Independentia: che nel 1979 causò 43 morti nello scontro con un'altra nave, riversò in mare centomila tonnellate di petrolio, bruciò per 27 giorni appestando la città. Un grande progetto, folle e magnifico: un progetto da lucidi e pragmatici sognatori.
 
Giuseppe Mancini

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