Sat12202014

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ESTERI

Afghanistan, scoppio in addestramento: morto carabiniere

altUn carabiniere è morto sul colpo questa mattina e altri due sono rimasti feriti a causa di un'esplosione che ha avuto luogo in un campo di addestramento della polizia afgana ad Adraskan, in Afghanistan. È il carabiniere scelto Manuele Braj, 30 anni di Galatina (Le), effettivo al 13mo reggimento "Friuli-Venezia Giulia". I due carabinieri feriti sono il maresciallo capo Dario Cristinelli, 37enne di Lovere (Bg), e il carabiniere scelto Emiliano Asta, 29enne di Alcamo, in provincia di Trapani. I due militari dell'Arma sono rimasti feriti alle gambe e sono stati trasportati in elicottero presso l'ospedale militare americano (Role 2) di Shindand, dove sono ricoverati non in pericolo di vita.

Egitto, Morsi al lavoro per il nuovo governo
L'ex direttore dell'Aiea elBaradei probabile premier

altLa vittoria di Mohammed Morsi è ormai una certezza, un duro colpo per Hosni Mubarak le cui condizioni di salute si sono aggravate dopo aver appreso la notizia. Ma l’esponente della Fratellanza musulmana ha già cominciato a lavorare alla formazione del nuovo governo. Oggi il via alle consultazioni con la nomina dei vice presidenti. Il primo presidente “confessionale” della storia dell'Egitto si prepara a costruire un'amministrazione civile che possa metter fine alla storia dell'oppressione e al dominio dell'esercito nel paese. Come anticipa il quotidiano al-Masry al-Youm, Mursi ha intenzione di creare un nuovo esecutivo che non sia limitato al partito di Libertà e giustizia, includendo altre formazioni politiche. Secondo quanto svelato da alcune fonti della Fratellanza, ci sarebbero stati contatti con l'ex premio Nobel per la Pace Mohammed elBaradei per un incarico di rilievo, anche come primo ministro.

Siria, fedelissimi di al-Assad si preparano alla diserzione
Hrw: «violazioni e torture sistematiche e generalizzate»

altQuella di ieri in Siria è stata la giornata più sanguinosa dall'inizio della tregua stabilita, ma mai entrata realmente in vigore: almeno 170 persone, in gran parte civili, sono rimaste uccise ieri in una nuova ondata di violenze. Tutto conferma quanto emerge dalle inchieste condotte da Human rights watch che parla di violazioni dei diritti dell'uomo «generalizzate e sistematiche». Lo afferma in un'intervista al quotidiano francese Le Figaro, Ole Solvang, ricercatore della ong, esperto di Siria: «I massacri, le pratiche di torture, le esecuzioni sommarie sono deliberate e organizzate nel quadro di una strategia del terrore. Dal marzo 2001, abbiamo intervistato oltre 200 ex detenuti. La quasi totalità di loro ci ha detto di essere stata torturata o di aver assistito a brutalità. I prigionieri vengono generalmente bastonati e sottoposti a scosse elettriche con il Taser o con cavi elettrici», racconta Solvang sottolineando che esistono centri di detenzione segreti dirette dai servizi di sicurezza.

Ambiente, sul Rio+20 poche speranze. E pochi risultati
Le sfide prioritarie stralciate dal documento del vertice

altQuella di Rio de Janeiro è una sfida difficile. I vertici in materia di ambiente sono quelli che si chiudono già prima di aprirsi. Le posizioni tra i big del pianeta sono sempre troppo distanti e i principali “avvelenatori” del pianeta non amano quelle necessarie sterzate verso un’industria più pulita perché ha dei costi – in questa fase insostenibili – e poi c’è sempre il timore di perdere in termini di prodotto interno lordo. Per la politica internazionale, insomma, l’ambiente è sempre una rogna e i summit mondiali, anche se stimolati dalla cornice delle Nazioni unite, si concludono con impegni a lungo termine frutto di prese di posizione e di punti di vista irrinunciabili. Tra questi i paesi emergenti e meno sviluppati che, legittimo o meno che sia, non sembrano disposti a rinunciare alle loro opportunità di crescita.

A Los Cabos Fernández e Cameron litigano sulle Malvinas

altLa disputa tra Argentina e Gran Bretagna sulla sovranità delle isole Malvinas ha fatto irruzione al G20 di Los Cabos. Protagonisti dell'ennesimo scontro David Cameron e Cristina Fernández, che hanno avuto un acceso scambio in un corridoio nel pieno dei lavori del summit. La presidente argentina – spiega oggi il Financial Times – ha tentato di consegnare al premier britannico un plico contenente tutta la documentazione a sostegno delle rivendicazioni di Buenos Aires, incontrando un fermo rifiuto (foto pubblicata sul profilo facebook della presidente argentina). Il capo del governo inglese ha quindi invitato la leader della Casa rosada al «rispetto delle posizioni» degli abitanti delle isole, che si esprimeranno con un referendum.

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