Più chiaro di così non poteva essere il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble: «Vogliamo che la Grecia resti nell'Eurozona, ma deve rispettare i suoi impegni e noi non possiamo obbligare nessuno a farlo». L’eurozona non corre secondo il tedesco rischi provenienti dall’instabilità di Atene ed è in grado di far fronte ad un'uscita della Grecia (oggi il leader del Pasok Venizelos prova a formare un governissimo muticolore, sotto la “guida” del presidente della repubblica per evitare nuove elezioni a giugno). «L'Europa non affonda così facilmente. Negli ultimi due anni abbiamo imparato molto e abbiamo istituito meccanismi di protezione», spiega.
«L'idea che noi non saremmo nelle condizioni di reagire in tempi brevi a qualcosa di imprevisto è falsa. L'Europa - aggiunge - non andrà sotto così in fretta. È pericoloso spingere i cittadini a credere che ci sia un altro modo più semplice per consentire una ripresa della Grecia senza difficoltà».
Si aggiunge al “coro teutonico” anche il ministro egli esteri tedesco Guido Westervelle. Secondo cui «noi intendiamo mantenere le nostre promesse di aiuto, ma questo significa che la Grecia deve varare le riforme che abbiamo concordato». E rileva: «Il Fiscal pact è stato deciso, gli accordi tra gli stati non possono essere invalidati da nuove elezioni. Il futuro della Grecia nell'Eurozona adesso è nelle mani della Grecia».
Quella stessa Grecia che oggi segna il record di disoccupazione giunto al 21%, il record della benzina verde che sfonda due euro, il record dell’iva giunta al 23%, il record dei suicidi da crisi, ben 250 nell’ultimo biennio. Con una classe dirigente che vede ancora immutati i propri privilegi, con le banche di credito cooperativo che chiudono come funghi, con acquisti ancora ingenti di armamenti militari proprio da Germania e Francia.


