Era un momento molto atteso; la presentazione del programma da attuare in caso di rielezione. In una conferenza stampa, che è durata un’ora e mezza, Nicolas Sarkozy ha presentato le sue proposte racchiuse in una lettera di 32 pagine al popolo di Francia che sarà diffusa in sei milioni di esemplari. Il presidente uscente non si rivolge alla destra, alla sinistra o al centro, ma alla Francia del Sì all’Europa e a quella del No, alla Francia che vuole navigare in mare aperto e a quella che vuole difendere le proprie tradizioni e i propri valori.
«Lavoro, responsabilità, autorità» sono i valori in cui Sarkozy crede e ricorda, in apertura di conferenza stampa, di aver affrontato, durante il suo mandato, una crisi di una violenza enorme e che la Francia ha saputo fronteggiarla meglio di altri paesi; cita la Grecia e la Spagna che «sono precipitate nel baratro a causa di governi che hanno mentito ai loro cittadini». Il primo problema per Sarkozy è di mettere al sicuro i conti pubblici; la Francia deve tornare all’equilibrio nel 2016. Le previsioni di crescita sono di 0,7% in 2012, 1,75% nel 2013, poi 2% fino alla fine del quinquennio. L’obiettivo è di non fare la fine della Spagna. Sarkozy cita la Spagna come esempio negativo, obbligata come è ad «abbassare le pensioni e a diminuire i salari». Per riequilibrare i conti entro il 2016 servono 115 miliardi di euro.
Sarkozy vuole che i tre quarti della manovra siano finanziati da una riduzione di spese. Anche le collettività locali saranno chiamate a dare il loro contributo. I comuni con oltre 30mila abitanti potranno rimpiazzare un funzionario su due, che non è il caso oggi viste le continue assunzioni. La stessa fermezza verso Bruxelles. Sarkozy vuole che il budget europeo cessi di crescere anno dopo anno. Forte di queste convinzioni, Sarkò vuole far votare la regola d’oro budgetaria a partire dall’estate 2012. E polemizzando con François Hollande, ha ricordato che i socialisti francesi sono gli unici in Europa a non aver voluto prendere questi impegni.
Sarkozy ha rilanciato la proposta di tassare gli esuli fiscali legando il concetto di nazionalità a quello della fiscalità. Energie rinnovabili; la Francia ha già investito 12 miliardi per l’eolico e 5 per il fotovoltaico e gli investimenti continueranno nel prossimo quinquennio. Il presidente-candidato ha anche ricordato che voleva la Taxe carbone ma che il Consiglio costituzionale l’ha bocciato per ben due volte. Tra le proposte politiche Sarkozy esclude accordi tra i due turni con Marine Le Pen e con François Bayrou: i francesi non capirebbero, si tratterebbe di un ritorno a quei maneggi politici, tipici della IV République, tanto detestati dal Generale De Gaulle che li considerava incompatibili con l’interesse supremo della Nazione. Tuttavia, Sarkozy, non esclude un cambiamento della legge elettorale; il 10% dei deputati all’Assemblée Nationale potrebbe essere eletto con il sistema proporzionale (venendo incontro ad una precisa richiesta del Front national ma anche dell’estrema sinistra).
La politica di apertura è sempre d’attualità assicura Sarkozy. I posti di responsabilità devono essere affidati in base alle competenze ed al merito e non in base all’appartenenza politica. È possibile immaginare la nomina di François Bayrou come prossimo capo del governo, in caso di vittoria? Sarkozy non lo esclude. Infine una polemica contro il leader sindacale Bernard Thibault di Force Ouvrière che si è schierato apertamente con il candidato socialista. Sarkozy cita il vecchio leader sindacale Marc Blondel che, criticando Thibault, ha dichiarato che i «sindacalisti non devono prendere parte alla battaglia politica e non devono schierarsi con questo o quel candidato».
Andrea Verde


