L’impressione è che non ci siano più politici. Che unaintera classe si sia liquefatta e giaccia inutilizzabile spargendosi vanamentenel paese. E non è solo perché la crisi c’è ed è molto forte. Ci sentiamoindifesi, non protetti, come se fossimo tutti orfani di un’autorevolezza che èanche senso di responsabilità. Ed è un guaio assolutamente trasversale: nessuno capisce perchéil PD, ad esempio, debba sentirsi più affine a Casini che a Vendola, anche sealmeno il suo 50 per cento ha ascendenze dirette nel PCI che fu di EnricoBerlinguer. Nessuno sa perché Grillo debba godere di un venti per centodi consensi quando a Parma non riesce a creare una giunta e, per sua stessaammissione, presenta un programma così essenziale da risultare praticamentenullo. Nessuno sa perché mai Berlusconi, cacciato a furor diEuropa, debba ripresentarsi con il suo squallido circo di bagasce e leccapiedi.E nessuno ha il coraggio di dire che la insulsa riforma sul presidenzialismovoluta da Alfano serve solo a far diventare Silvio (almeno nei suoi calcoli) ilsuccessore di Napolitano eletto direttamente “dal popolo”.
Nessuno ha il coraggio di ricordare a noi tutti che lo Statoha proprio il compito di correggere gli egoismi invincibili del capitalismo,maturo o acerbo che sia, buon compromesso che, come insegna la lezioneanglosassone, afferma la libertà di mercato ma non il suo diritto all’arbitrio. E forse la più silenziosa delle voci è quella che non gridadi un’Europa dei Popoli non ancora nata, seppellita dallo spread e dalla forzaarrogante di chi pensa di poter cancellare la Grecia dal continente che laGrecia ha battezzato.
Liquefatti
- Martedì 31 Luglio 2012 17:46


