Thu09182014

Le città possibili

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Mi si dirà, ma che c’entra “le città invisibili” di Calvino con la politica? Credo invece che vi siano notevoli connessioni, sia dal punto di vista dei cittadini, nel modo in cui vedono la città, sia dal punto di vista degli amministratori, i quali talvolta vedono l’invisibile e non il visibile. Ho aperto una pagina a caso, e mi son soffermato sul titolo: “le città sottili”. È una brevissima lettura, meno di una pagina, ma densa di significato. Una città-ragnatela costruita in mezzo a un precipizio fra due montagne e sorretta solo da funi e liane intrecciate. A malapena si vede la fine del dirupo. La base della città è la ‘rete’, mentre tutto il resto: case fatte a sacco, terrazze, docce, cucine,… sono sotto, appesi a questo groviglio di funi. La frase finale, cito, dice così: “Sospesa sull’abisso, la vita degli abitanti d’Ottavia è meno incerta che in altre città. Sanno che più di tanto la rete non regge.” La riflessione sorge spontanea, quanto l’attuale classe politica è riuscita a trovare un equilibrio per il governo della città e quindi far stare ‘tranquilli’ i cittadini, rassicurandoli che le corde e le funi son ben salde alle montagne ? Il riscontro che sto avendo in prima persona è identificata con la frase magistrale di Calvino: sappiamo con certa remissione, che più di tanto, dopo tanti, troppi strattoni, questa rete, questo equilibrio, non regge. A mio avviso un modo per sopportare il carico prima e per ristabilire un certa ‘tensione positiva’ poi è possibile. Occorre che i filamenti li prendiamo in mano noi giovani, occorre che in prima persona ci facciano carico degli errori passati e iniziare un nuovo corso, sostituire quelle funi ormai vecchie, senza elasticità e sostituirle con nuova linfa, con nuove idee al servizio della città, della collettività. La ragnatela deve essere formata da nuclei che dialogano, che discutono animatamente, non perchè si debbano creare barricate, ma per ottenere un prodotto, un’idea genuina, capace di avere risvolti in termini qualitativi più che quantitativi. La politica si riappropri del rispetto dell’avversario, si riappropri delle idee portate avanti con coraggio, senza favoritismi, senza clientelismo e senza il malaffare. I giovani si riapproprino della politica, perchè se ciò non dovesse accadere, lei, come la città di Ottavia, sotto questo grande peso, non reggerebbe.



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