La critica, possibilmente feroce, insensibile e di passaggio, è lo sport preferito di noi italiani. E figurarsi se durante le Olimpiadi noi italiani non potevamo non praticarlo, il nostro sport preferito. Abbiamo affossato con giudizi e sentenze una campionessa, una ragazza che nei suoi anni d’oro è stata la bandiera della nostra nazionale di nuoto e – per osmosi – della nostra nazione. Un’eroina del nostro paese, dilaniato dal vecchiume, dalle spintarelle, dai favori. Una scheggia dell’acqua clorata, un’icona, un esempio di correttezza, sportività, meritocrazia, lasciata annegare come un fardello, come un cavallo vincente che ha smesso di correre e deve andare al macello. Non solo Federica Pellegrini non è stata supportata e aiutata in questo suo momento difficile, è stata anche affossata dai commenti – più o meno illustri – dei soliti commentatori, che si aspettavano da lei la solita prestazione eccezionale, per poi portarla come trofeo umano in giro per il mondo, e ingrossarsi di boria per la fatica delle sue bracciate, dei suoi polmoni, del suo cuore. E solo la forza del carattere di uno sportivo, quale lei è, sono riusciti a farla rimanere a galla. Adesso ha deciso di staccare per un po’, di ritirarsi a vita privata, di riprendersi dalla sbornia che il successo, il boato e gli “osanna” del pubblico, i pavesini, la notorietà, le hanno provocato.


