di Sergio Talamo
Caro Filippo, più che la facile solidarietà per l'occhio nero, voglio esprimerti una solidarietà più ardua: quella per l'inutilità del pugno che hai preso. Eh già. Tutto inutile. Il cazzotto che in un attimo rende ridicole le parole, superflui i pensieri. I calci mentre sei per terra, dato che - si sa - il nemico ferito è più nemico di prima. L'aggressione voluta "in casa tua", per avvertire il mondo che nessun traditore è mai al sicuro. E la spedizione in 15, tutti in nero di gala... E lo sputo finale, per tramandare alla Storia che quel giorno di luglio non vi fu litigio ma pulizia etnica...
Tutto questo, Filippo, non è servito a nulla. La reazione è stata da arco costituzionale anni '70. La condanna per il grave gesto da parte di "alcuni" politici e partiti. Il silenzio sprezzante di "altri" politici e partiti. La beffarda sottovalutazione di tutti coloro che "ma dai, ora fa la vittima ma in fondo sono suoi amici"; "cose che capitano, meglio avere passione che far parte della casta"; "ma chi, Fini, quello di Montecarlo?".
Perché, a quanto pare, in Italia non è ancora chiaro, né ai politici né ai magistrati, né ai giornalisti né ai poliziotti, come nasce il terrorismo.
Cose che capitano? In realtà cose decise perbenino. C'è un gruppo che, come gli squadristi di tutti i tempi, si organizza e si arma. Partono appositamente da Roma, per darti la memorabile lezione. Immagino i preparativi: "I camerati di Viterbo ci confermano che il cane è in quel posto, a quell'ora". Il loro obiettivo era politico. L'hanno ottenuto. Con quell'aggressione, si sono affermati come i duri e puri del nostro tempo, i rappresentanti di una parte di società che sfoga la sua rabbia nella lotta al "contaminato".
Caro Filippo, tu li chiami "scheggia impazzita di una politica sepolta". Magari! In realtà - così come i loro fratellini dell'estrema sinistra per cui il mondo è un enorme G8 da assalire e bombardare - questi non sono epigoni di ciò che è stato: sono i germi di quel che sarà.
Loro sono fulminei, vitalissimi. Le istituzioni sono reattive come mucche insonnolite. La frase "la procura di Viterbo apre un'inchiesta" non vuol dire nulla; anzi, vuol dire ridurre la violenza politica ad una pratica burocratica. Vuol dire, in soldoni, che fare politica così si può. Non c'è un reato specifico. E nessuno sembra interrogarsi sulla "prossima volta". Se nella prossima spedizione scorrerà il sangue, come a Firenze lo scorso dicembre? Lì morirono due senegalesi, e "il movimento" si dissociò. Certo, perché in Italia, da 40 anni a questa parte, è possibile predicare odio e violenza e poi, quando i fatti avvengono, dire "noi non c'entriamo".
Caro Filippo, quando due anni fa cominciai a scrivere su Farefuturo - io, socialista dai tempi del liceo, orgoglioso di esserlo - mi colpì il tuo gusto per il confronto. Per il "cambiare idea" se uno dice una cosa giusta, bella, che ti apre un nuovo mondo. Sulla tua rivista ho scritto contro Berlusconi ma anche dell'infamia della statuetta in fronte a Berlusconi. Ho scritto del futuro, ma anche di Matteotti e di Craxi. Ho scritto in un giornale che veniva da destra ma non parlava mai della destra o del Msi, perché "destra, centro e sinistra sono yogurt scaduti".
Oggi ti scrivo che se non ci svegliamo, tutti, finiremo affogati in quello yogurt rancido dove le ideologie sapevano uccidere.


