Sat11222014

Back Il commento il commento Rischiare molto
per ottenere
più di qualcosa

Rischiare molto
per ottenere
più di qualcosa

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di Benedetto Della Vedova

È già trascorso un mese dalle elezioni amministrative, una rivoluzione annunciata, ma che sembra aver colto molti di sorpresa. Tra dieci mesi al massimo ci saranno le elezioni politiche. Entro otto mesi i “giochi” saranno definitivamente chiusi e partirà la campagna elettorale.

Qualcuno sembra pensare che da qui ad allora tutto cambierà e che si possa ancora attendere. Io penso invece che ci sia poco tempo per un progetto che voglia interpretare in modo credibile la richiesta di cambiamento, anziché cercare di resistervi finché passi ‘a nuttata. Senza contare che le forze politiche, di là e di qua, potrebbero finire, intenzionalmente o no, per incapacità o per calcolo miope, col far precipitare la situazione verso elezioni autunnali. Il tramonto berlusconiano lascia il campo del centrodestra, che il Cavaliere stesso aveva di fatto perimetrato e nel quale molti di noi si erano illusi di poter giocare una partita di serietà riformatrice e innovazione, ingombro di macerie, ma politicamente sgombro.

Di fronte al movimentismo protestatario che dilaga, vitale ma distruttivo, su di noi grava il compito di costruire una risposta la cui novità coincida con la classicità di una proposta liberaldemocratica. Fatta di senso dello Stato, di legalità, di libertà economica e di responsabilità fiscale, di libertà civili per una società più ordinata e meno ipocrita, di rinnovato spirito europeo. Il Terzo polo ha mancato questo appuntamento alle amministrative, ed è stato punito: la strategia dell’ognun per sé ha dato poco a tutti. E poco darà in futuro, se verrà confermata.

Le rilevazioni di Diamanti, presentate domenica su Repubblica, mostrano che nel fuoco della più grave crisi della storia repubblicana il governo Monti e il primo ministro stesso conservano livelli di gradimento apparentemente inspiegabili. Nonostante i morsi della crisi, gli attacchi continui ad alzo zero dell’opposizione (e di Grillo) e il sostanziale disimpegno delle principali forze parlamentari “di maggioranza”, che fanno a gara a prenderne pubblicamente le distanze, Monti cala ma resta il leader più popolare. La serietà e l’impegno riformatore, in Italia e in Europa, continuano a pagare più della protesta, aiutati dalla consapevolezza che i pesi di oggi sono la causa delle leggerezze irresponsabili di ieri. Il governo fa certamente un errore al giorno, ma eravamo tutti abituati al fatto che gli errori fossero molti di più, anche in tempi assai meno complicati.

L’occasione c’è, bisogna rischiare qualcosa per poter avere molto. Chi ha avuto il merito di dare la spinta decisiva al cambiamento ha ora la responsabilità di promuovere un progetto ambizioso di aggregazione di cui essere coprotagonista, con forze e personalità politiche disposte a mettersi in discussione, nuove reti di impegno civile, protagonisti della vita pubblica desiderosi di passare all’azione diretta. United we stand, divided we fall: era il motto degli americani del Settecento, vale oggi per l’Europa, per l’Italia e, giù per i rami, anche per quanti vogliono offrire in Italia un’alternativa agli ultimi fuochi berlusconiani e all’unità per vincere e non per governare della sinistra.



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