Wed04232014

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Terzo polo e Pd: da qui può partire una “Alleanza Salva-Italia”

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di Gianluca Sadun Bordoni*

L’atto di accusa fermo, preciso, meditato, che il Presidente Monti ha rivolto contro il governo Berlusconi, il Pdl e la Lega, nella conferenza stampa del 30 aprile, rappresenta un punto di svolta nella vicenda dell’esecutivo tecnico, che lo rende sempre meno “strano”, sottolineandone la discontinuità netta rispetto al passato. Le precisazioni successive nulla tolgono al significato delle parole di Monti, che ha anzi rincarato la dose, sottolineando la sua «delusione» per le false speranze liberali suscitate a suo tempo da Forza Italia, e indicando il «paradosso che molte liberalizzazioni sono state fatte dalla sinistra».

Tale atto d’accusa contribuisce inoltre a chiarire il vero scenario politico che abbiamo di fronte, di qui a pochi mesi. L’evocazione, da parte di Monti, delle responsabilità del governo Berlusconi nell’aver nascosto la gravità della crisi e preso provvedimenti fallimentari, come l’abolizione dell’Ici, unitamente alla reazione stizzita dei vertici del Pdl («lo rifaremmo», ha detto Alfano dell’Ici), hanno fatto cadere d’improvviso il velo d’ipocrisia che ricopriva l’esperienza invero un po’ singolare della maggioranza allargata che sostiene l’esecutivo “tecnico” («una parentesi della democrazia», l’ha definito Berlusconi).

Siamo stati riportati tutti, repentinamente, davanti alla realtà delle cose: il governo Monti è nato sulle ceneri del IV governo Berlusconi, che stava conducendo l’Italia sull’orlo del baratro, ed è in evidente, netta discontinuità con esso. Il fatto che il Pdl – per ora – lo sostenga, è certamente un atto di responsabilità, ma altrettanto certamente un atto obbligato, senza alternativa che non fosse la catastrofe. Del resto, la tentazione di abbandonarlo pare nel Pdl sempre più forte, né c’è da stupirsene.

Era inevitabile che tale latente contraddizione prima o poi emergesse. Ad essa non c’è soluzione, in questa legislatura. Tranne, naturalmente, la sciagura di elezioni anticipate. Occorre quindi convivere con la contraddizione, di qui alle elezioni del 2013, cercando di raggiungere il migliore risultato possibile nelle condizioni date, invitando il governo Monti a procedere con decisione sulla strada intrapresa. 

È però altamente improbabile che la maggioranza che oggi sostiene Monti possa riproporsi per tutto l’arco della prossima legislatura. È su questo che occorrerà riflettere, molto attentamente, subito dopo la tornata di elezioni, italiane ed europee, che certo metterà in fibrillazione il quadro politico, ma non al punto di alterare i dati di fondo della situazione politica italiana. 

Chi immagina lo scenario della grande coalizione dopo il 2013, magari favorito dal ritorno al proporzionale, ipotizza evidentemente un mutamento radicale e rapido degli equilibri politici, ad esempio uno sfaldamento a breve del Pdl, che ne liberi l’anima moderata e “montiana” (quanto consistente e “presentabile”, poi?).

È lecito però chiedersi se le evidenti tensioni interne al Pdl produrranno davvero l’implosione attesa da qualcuno. Le elezioni amministrative vedranno probabilmente una sconfitta dell’“asse del Nord”, che si presenta diviso, ma difficilmente produrranno uno smottamento radicale delle forze che lo compongono. Pdl e Lega, al contrario, si apprestano a sfruttare il malcontento che, comprensibilmente, i sacrifici chiesti da Monti stanno suscitando. Il ritorno al proporzionale consentirebbe anzi al Pdl di capitalizzare tale ambiguo consenso, giocando due parti in commedia: il sostegno a Monti e la critica alle sue scelte fondamentali. Berlusconi potrebbe, attorno a questa ambiguità, riuscire a ricompattare il partito. In tal modo, se si votasse con il proporzionale, il Pdl potrebbe evitare quella secca sconfitta elettorale che, sola, può chiuderne la storia, archiviando l’epoca del berlusconismo. Potrebbe al contrario rimanere determinante, condizionando la prossima legislatura e proiettandovi tutta l’ambiguità in cui oggi esso è avvolto.

Entro pochi giorni si deciderà il destino della riforma elettorale: continuo a credere che, nell’attesa di una vera riforma di sistema, la scelta migliore sia razionalizzare il Porcellum, introducendo i collegi e una soglia minima per il premio di maggioranza.

La realtà che appare sempre più evidente è comunque che a sostenere lo sforzo di Monti ci sono, con coerenza e pazienza, solo il Terzo Polo e – con qualche difficoltà – il Partito Democratico. Queste sono le forze che compongono quell’alleanza “Salva Italia”, attorno alla quale soltanto sarà possibile proseguire l’esperienza del governo Monti anche nella prossima legislatura, procedendo sulla strada del risanamento e ridando al nostro paese il ruolo e il prestigio che merita in Europa.

*Membro della Segreteria nazionale di Futuro e libertà



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