Lorenzo Calza, professione scrittore, illustratore e sceneggiatore. È sceneggiatore di Julia, il fumetto noir pubblicato da Bonelli editore e creatore di She, la lei più taggata di Facebook.
Il fumetto, da genere di lettura prevalentemente giovane a genere per adulti, anche se di nicchia. Una riscoperta?
In realtà il fumetto sta vivendo, come tutti i media classici, una fase di regressione. Chiuso a tenaglia tra un passato glorioso, in cui se la giocava col cinema nel formare l'immaginario del Novecento e un futuro ipertecnologico, ricco di sfide e pieno d'incognite. Su Amazon.com, in America, ormai si vendono più e-book che libri cartacei. In futuro ci saranno più alberi e meno case editrici, poco male.
A Hitchock chiesero che fine avrebbero fatto gli autori, in un domani ipotetico in cui la gente si trovasse a indossare caschi-visori per vivere storie. Il Maestro rispose che quelle storie qualcuno doveva pur scriverle, metterle in scena. Oggi, i ragazzi sono pieni di stimoli - videogames, programmi che ti permettono di realizzare cose in prima persona. Cambia la fruizione culturale, sempre più partecipata, e questo sta cambiando il mondo. L'altro giorno assistevo a un concertino studentesco. I ragazzi sul palco erano straordinari, sia da punto di vista tecnico, che come spessore comunicativo. Questi, X-Factor, Amici e i vari imbuti del regime dei media, se li mangiano a colazione. Cambia l'antropologia dei giovani. Li stiamo tenendo compressi, non ne possono più e tra poco, per fortuna, ci spazzeranno via.
Julia è uno dei fumetti più letti nel panorama italiano. Un piccolo capolavoro di narrativa noir, dove c’è spazio per la criminologia, psicologia e…?
Vita. Negli anni Settanta, Berardi portò il verismo nei fumetti western, con Ken Parker. Julia Kendall ne è figlia e io ne sono allievo. Quando scrivo Julia mi sento donna, professionista, piena d'inquietudini. Scrivo di criminali, e attraverso l'indagine leggo l'animo della gente, cerco le chiavi della società. Questa è la scuola del noir; parte da Dashiell Hammett e passa attraverso un pantheon di autori straordinari che mi sono dentro sempre, ogni giorno. La lezione principale è quella di calarsi così tanto nella materia da togliersi di scena. Sentire il delitto come un diaframma rotto nelle nostre relazioni umane, nelle nostre famiglie, nel capitalismo. Essere l'assassino, la vittima, il testimone. Quello che non ne sa niente, la bambina col gelato che ha sentito il rumore, e il meccanico dell'auto, entrare nel bar all'angolo. Essere tutti, fino in fondo. Il noir è terapeutico, una mimesi continua. L'ego lascia spazio a qualcosa di oltre, il mestiere l¹interpreto così. Pensate cosa significa per uno scrittore uomo, padre di famiglia, scrivere per ore dal punto di vista di una donna. Essere lei, fino in fondo.
La tua She, è diventata l'alter ego femminile del web. Bionda, di schiena, sensuale e con la battuta pronta. A chi ti sei ispirato?
A mia nonna. Un emiliano d'origine, scorpione ascendente scorpione, è psicologicamente squassato dal mondo femminile. Fin da piccolo ne restavo stordito. La sartoria della nonna mi ha dato l'humus ironico, il calore di fondo. Poi la madre, la sorella, le femmine in classe, la prime fidanzatine, il sesso, l'altra metà del cielo. Mao forse la sentiva davvero distanza siderale. Io la sento dentro, un'altra metà del mio cielo. Il che non significa bisessualità, significa umanità. E quella femminile, spesso, è dolente. Si trucca, ma porta sulla schiena l'ingiustizia economica e culturale della storia. She, la vedo nuda, di spalle, magnifica, ideale. Ne ho pudore. Quando parla, mi parla dentro. E mi spiazza. Qualche lettrice non credeva fosse scritta da me, pensava a una donna sotto falsa identità. Il capolavoro: togliersi di scena, anche come uomo. E poi She è il ritorno al segno, con il bagaglio del narratore. Un viaggio esaltante.
La dedica del tuo primo romanzo, La commedia è finita, è rivolta ai “martiri della verità”. E tu hai citato la Politkovskaja, Antonio Russo, Ilaria Alpi ed Enzo Baldoni. Chi sono oggi i “martiri della verità”?
Quelli che s'immolano, consapevoli. Il romanzo parla di Cecenia, e di scenari geopolitici. Il protagonista è Algo Lenzi, un reporter di guerra che se ne va in pensione e viene coinvolto in un'indagine classica, d'impianto shakespeariano. Lui e la moglie Bea, si portano dentro il lutto per la morte del figlio Matteo, anche lui reporter, morto in Afghanistan. Matteo è la summa dei reporter a cui ho dedicato il libro. Algo si tormenta nell'immagine del figlio. Il tormento della verità che Matteo cercava. Come uomo, come giornalista, come figlio.
Cosa o chi ti piacerebbe disegnare?
Una sfera perfetta e lontana. Per poi avvicinarmi. Di più, sempre di più. E vedere che la superficie è un groviglio umano, impastato nella natura. Avvicinarmi ancora, perforare la superficie. Dentro c’è l’acqua. Nuotare, arrivare al centro, fino a trovare un'altra sfera. Stavolta imperfetta e vicina.
Manuela Caserta