Mon11242014

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Lettere al direttore

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Dai Mille arrivi una risposta alle ruberie

Ancora una riflessione, l’ennesima, da un iscritto Fli dopo la dichiarazione di disponibilità di Monti dopo le prossime elezioni. Il Paese non ha bisogno di una “ nuova maggioranza politica ma di un Parlamento, di un Senato, di parlamenti regionali ecc. di gente competente che NON RUBI e di una opposizione che controlli. Questi partiti e questi signori (sic) non l’hanno mai garantito. Bisogna trasformare questo paese in una grande Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Marche; per poi spingersi più in là e trasformarlo in una grande Svizzera.

Ho già scritto abbastanza pensieri su questo giornale senza mai ricevere uno straccio di risposta. Spero che qualcuno dei Mille mi risponda. Bisogna smetterla di fingere che questi parlamenti (nazionale, regionali, ecc ) siano composti da gente seria. Sono pieni di ladri e di figli di... Prenderne atto è un dovere. Restare fermi oggi, dopo il Laziogate, significa diventare conniventi di questa gentaglia. Questa crisi nasce dall’avidità della politica.

Monti forever.

Enzo Gilli

Aspettando la casa dei riformatori

altdi Stefano Albamonte  - In Futuro e Libertà c'era e c'è chi chi come Fabio Granata criticava e critica duramente chi aveva e ha aderito a Zero+, un’iniziativa permanente di un gruppo di persone che vuol contribuire alla costruzione di un nuovo soggetto politico riformatore, che promuova libertà e innovazione, competizione e inclusione. Oggi invece silenzio assoluto su chi sta offrendo la propria disponibilità a Socialismo Nazionale, un "diciamo così" movimento politico, che è coinciso in Italia con il fascismo delle origini e soprattutto con la RSI e, nel dopoguerra, è stato presente all'interno della galassia del neofascismo.

E' l'ennesima dimostrazione che in Fli c'è una pericolosa deriva fascista, avallata da chi non riuscendo ad andare oltre le ideologie del '900, oltre i cliché e le etichette, fonda la sua azione camminando in avanti, ma guardando dietro, anzi sempre più dietro. Oggi seguendo le riflessioni di ZeroPositivo, c’è da riaffermare una proposta politica autenticamente riformatrice, che offra a tutti noi un futuro di maggiore libertà e responsabilità individuale, più inclusione economica e civile, più competizione e merito, più opportunità per gli outsider, una società più forte ed uno Stato meno intrusivo nella nostra vita, più innovazione tecnologica e scientifica, più autonomia di scelta e sussidiarietà.

Bisogna rinnovare il senso ed il concetto di rappresentanza: senza la ricerca di strumenti che portino l’individuo al centro dell’attività politica, della gestione e visione della cosa pubblica, nulla potrà cambiare. “Fare” politica non si esaurisce più nelle organizzazioni di partito, né nella caccia e nella gestione del potere, ma è il frutto dell’impegno quotidiano di ciascuno in tutte le formazioni sociali – temporanee o permanenti – in cui si svolge la sua personalità.

Questa è la strada che ho deciso, non da oggi, di percorrere e nel contempo, mi batterò sempre e comunque, contro i populismi e le demagogie di vario tipo, ma anche contro i rigurgiti del fascismo, che mirano a far sprofondare la nostra Italia nel baratro dell'antieuroepeismo. Lo affermo a gran voce, sono un convinto europeista, liberale e democratico e sarò sempre al fianco di chi fonda la sua azione politica e personale sui queste fondamenta.

Uno stimolo ai nostri Mille

Caro Direttore,

invio questo mio esercizio di “copia-incolla” di quanto già scritto al nostro giornale dalla sua fondazione. Un “riassunto delle puntate precedenti” che spero possa servire di stimolo ai nostri “Mille per l’Italia”. Premessa: noi siamo favorevoli a meno governo nazionale ed a più governance europea fino ad una maggiore (totale) armonizzazione fiscale e sociale europea, per infine arrivare ad un governo europeo come chiaramente propugnato dai padri fondatori (da Robert Schuman a Jean Monnet, da Alcide De Gasperi ad Altiero Spinelli, a Konrad Adenauer e già prima di loro dall’Unione Paneuropea di Coudenhove Kalergi da cui nacque la Ceca). L’euro non è solo la nostra comune moneta ma è una casa ed una avventura collettiva. L’Italia, come diceva Attali “ deve fare tutto, tutto insieme e subito “ per non arrendersi alla “ dannata necessità della violenza “ (Erri de Luca ).

A questo fine noi chiediamo:

- Le pensioni a 65 anni per tutti, pensioni solo contributive e con un massimale (basso) modello svedese o AVS svizzera per ricreare un legame intergenerazionale fra i più giovani e gli anziani.

- Una drastica riduzione di tutti gli stipendi pubblici partendo da quelli vergognosi del capo della Polizia Manganelli, del governatore del Trentino Alto Adige ecc. che continuano a far aumentare le spese correnti di questo Stato mediocre. A questo proposito chiediamo di seguire l’esempio di Hollande per quanto riguarda i salari massimi dei dirigenti di imprese pubbliche (o a partecipazione pubblica): il rapporto 1:20: un dirigente non può guadagnare mai più di 20 volte il salario medio del 10% dei salari più bassi delle imprese pubbliche. Oggi tale salario massimo è di 450,000.00 Euro all’anno. Sarebbe già un buon inizio. “We must have the courage to give up rules based on abuse”.

- Dismissioni delle partecipazioni statali (Rai subito ) e credito selettivo alle aziende che producono reddito per avere meno disoccupati.

- Abolizione immediata degli albi professionali che creano solo cartelli e limitazioni alle entrate nel lavoro a tutti coloro che non sono figli di ecc.

- Nessun doppio incarico a tutti i livelli: nazionale, locale, enti pubblici e/o a partecipazione statale.

- Rinunciare subito al finanziamento pubblico od a una parte cospicua di esso (almeno il 75%), documentando ogni spesa fatta ed oggetto di rimborso. Bisogna spendere molto meno e meglio.

- I costi esorbitanti dei programmi militari all’estero non sono più tollerabili quando abbiamo ancora una parte significativa del nostro Paese che è dominato dalle cosche mafiose. Bisogna assolutamente ripulire il paese dalla delinquenza che è ancora peggio della “monnezza”.

- Lo Stato deve assicurare scuola, ospedali, giustizia e trasporti per cui basta scioperi nel settore pubblico. Usiamo il metodo tedesco: il Tribunale del lavoro di Norimberga vietò lo sciopero della Deutsche Bahn perché uno sciopero dei treni in piena estate sarebbe stato costoso all’utilizzatore tedesco oltre che alla stessa economia tedesca. Lo stesso Tribunale invitò poi il sindacato Gdl a farsi parte attiva per indicare il nome di un mediatore gradito alle Ferrovie tedesche al fine di indire un arbitrato che portò poi alla soluzione del conflitto senza costose e stupide azioni di sciopero in un settore di pubblica utilità. Noi dobbiamo uscire dal nostro “ arretrato “ modello sociale e  tendere verso il modello tedesco: economia sociale di mercato, dinamismo mondiale delle Pmi, federalismo vero che significa “democrazia dal basso”.

- Noi chiediamo di iniziare a ridisegnare un sistema integrato che includa pensione, assicurazione contro la disoccupazione e contro le grandi calamità naturali ed una assistenza sanitaria a più largo spettro possibile (sul modello che hanno recentemente avuto gli operai della Lamborghini auto, non a caso di proprietà tedesca).

- Noi chiediamo di ricercare la globalizzazione degli abitanti del nostro paese. Abbiamo bisogno di una discussione sul modello di integrazione da adottare in una società già diventata multietnica.

Infine, a 300 anni dalla nascita, facciamo nostro l’ammonimento di Jean Jacques Rousseau. «È contro natura  che un pugno di uomini nuoti nel superfluo, mentre la moltitudine manca del necessari».

Con stima,
Enzo Gilli

Ma Itaca non è mai esistita

 

Caro Direttore,
 
FLI deve finalmente decidere cosa fare; da che parte stare è già fin troppo chiaro: FLI sta dalla parte di Monti, di Hollande, della Merkle, di Rajoy, di Draghi ecc. FLI deve chiedere a Monti di “fare” ad esempio come Hollande per quanto riguarda i salari massimi dei dirigenti di imprese pubbiche (o a partecipazone pubblica): il rapporto 1:20: un dirigente non può guadagnare mai più di 20 volte il salario medio del 10% dei salari più bassi delle imprese pubbliche. Oggi tale salario massimo è di 450,000.00 Euro all’anno.

Cosa insegna il caso Aldrovandi

La Corte di cassazione haconfermato la pena a tre anni e mezzo per i quattro poliziotti che erano già stati condannati, nei primi due gradi di giudizio, per la morte di Federico Aldrovandi, il ragazzo morto dopo esser stato fermato dalla polizia, di ritorno a casa da una serata in discoteca con amici. I poliziotti ingaggiarono  col ragazzo di 18 anni una violenta colluttazione. Dopo le sentenze di primo grado del tribunale di Ferrara e quella della Corte d’Appello di Bologna che il 10 giugno 2011 confermò quel verdetto, ora la condanna è definitiva. L’udienza davanti alla IV sezione della Corte Suprema era iniziata questa mattina alle 10.30 con la requisitoria del procuratore generale Gabriele Mazzotta. “Schegge impazzite” sono stati definiti gli imputati, rei di aver ammazzato Federico, che avrebbero agito con un uso eccessivo della forza nei confronti di una persona inerme, invece che comportarsi da rappresentanti delle forze dell’ordine. I poliziotti non avevano mica un malintenzionato davanti, eppure si sono avventati in quattro contro un ragazzo solo e inerme. Ma perché accadono casi simili? Perché Aldrovandi, Cucchi e tanti altri devono morire ammazzati da chi dovrebbe rappresentare l’organo deputato alla nostra sicurezza. Tutto questo è assurdo, ma soprattutto è assurdo che delle famiglie debbano piangere la perdita del loro figlio, morto ingiustamente, senza alcun motivo. Come fanno i genitori a lasciar uscire da casa tranquilli i propri figli, come fanno? Se una volta usciti non si sa come e se tornano a casa. Non è allarmismo, non è esagerazione: il caso di Federico Aldrovandi dimostra che questa non è fantascienza, ma triste verità.

Giorgia Zavoianni

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