Caro direttore,
la cittadina canadese, Isabel B., ha scritto sul sito di Mc Donald’s chiedendo conto sul fatto che i panini venduti nel fast food americano avessero un aspetto diverso da quelli pubblicizzati nelle immagini. Il dilemma riguardo l’aspetto dei panini più famosi del mondo è stato prontamente spiegato alla curiosa consumatrice: il resposabile marketing della Mc Donald’s canadese ha risposto con un video che mostra il dietro le quinte di un servizio fotografico sui panini: il posizionamento degli ingredienti in mezzo alle due fette di pane e un tocco di Photoshop sono la ricetta per l’appetitosa immagine. Merito della tecnologia se il panino è più “attraente”. Ma quest’episodio, nato dalla curiosità e da quella sana impertinenza che mi auguro che si verifichi sempre di più in questo mondo assopito e narcotizzato, mi porta a pensare, e mi fa riflettere sul sistema, capitalista e globalizzato, di cui la Mc Donald’s è il simbolo massimo. Possiamo noi non sapere quello che mangiamo? Possiamo noi farci abbindolare da delle foto e poi vederci propinare dei panini tanto orrendi quanto oscure e sconosciute sono le loro matrice e provenienza? Così come i panini, altre americanate ci stanno somministrando, in modo capzioso e ingannevole.Dolcetti, bibite et simila, che hanno la duplice funzione destabilizzante di rovinarci l’organismo e di disabituarci ai sapori e alla cultura della nostra cucina e della nostra tavola. La cucina italiana, così variegata, genuina, sana e straordinariamente buona: dal parmigiano reggiano al prosciutto di Modena, a tutti gli altri salumi e formaggi del centro Italia, ai vari prodotti tipici in giro per lo Stivale.
Tonia Rustagno
