Sun11232014

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Lettere al direttore

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O politica o morale

Premetto che sono convinto della necessità di un passo indietro del Cav nel 2013: un'alleanza tra Alfano Casini, Maroni e Fini (se riesce prima o poi a dire qualcosa di destra) rivincerebbe le elezioni contro la triade Bersani, Vendola, Di Pietro. Detto questo, trovo nauseante l'antibelusconismo viscerale come quello espresso da giornali come la Repubblica o Il fatto quotidiano o l'Unità o da emittenti come La7; trovo insopportabile l'astio l'odio il livore di certi giornalisti che salgono su un pulpito di cartapesta per dare lezioni di moralità e di politica. Il moralismo è l'ultimo rifugio dei ciarlatani: la morale viene usata come strumento di lotta politica per scopi che con la morale vera nulla hanno a che fare. Così la morale invece di essere la padrona da rispettare viene ridotta a puttana da usare: complimenti!!! Solo i giustizialisti, i pasdaran possono confondere politica e morale: basterebbe vedere come l'informazione sia diventata una gogna (una ver-gogna), un patibolo sul quale si tagliano teste ancor prima che certe personalità siano rinviate a giudizio o siano condannate. In un paese dove abbondano le tricoteuses fare i giustizialisti comporta un certo successo: per questo ritengo che il nostro sia, in parte, un paese di "merda".
Il mondo dell'informazione fa vomitare, così come una certa politica che mistifica ogni cosa. Il clima di questo paese fatto di chiacchiere è diventato irrespirabile.

I problemi veri e i bonifici del Cav

Gentile presidente Berlusconi,

da alcuni giorni mi interrogo intensamente,  seppur sommessamente, sull'potesi di permettermi di chiederle per fine mese una somma di circa 500mila euro e, dal mese di ottobre (in poi) 20mila euro ogni 30 giorni. Sa, i tempi sono duri, l'Italia è nella me...lma. I consumi ristagnano. Quindi...
Quindi un aiutino, che poi in una seconda vita le rimborserò, non sarebbe male, mi creda. So,  per sentito dire, e per sue dirette ammissioni, che lei è una persona compassionevole e vicina a…chi è in difficoltà. Ho sentito dire dall'avvocato di una persona forse a lei nota che i soldi servivano al suo assistito per "cambiare vita" o per creare una attività commerciale. Complimenti, gli consegnerei il premio "L'Italia che lavora".

Io mi limiterei solamente a cercare di utilizzarli al fine del bene comune di alcune persone a me vicine. Famiglie monoreddito. Se potessi  contattare la sua gentile segretaria di fiducia, le invierei volentieri il mio Iban.

Le comunico inoltre che con quella cifra potrei aiutare anche:
Una famiglia monoreddito in difficoltà che aspetta una pensione d'invalidità...
Una famiglia monoreddito il cui padre, tipografo, ha una ditta in precaria situazione economica...
Una famiglia monoreddito con i genitori di entrambi i coniugi alle prese con cure costose...
E alcune altre persone i cui volti preoccupati mi raggelano ancor oggi il sangue. Come, ad esempio, il padre di quel povero bambino pugliese a cui venne confermata, al padiglione 4 (Neuropsichiatria infantile) dell'Istituto Gaslini di Genova, la diagnosi di autismo. Occhi arrossati dal pianto leggermente trattenuto
grazie a quel suo magnifico orgoglio meridionale.

Un operaio venuto da lontano e ritornato mestamente al suo paese... Mille chilometri per sentirsi confermare la fine di un flebile sogno e la continuazione di un incubo. Sono convinto che se capitasse a un suo nipotino, ciò la ferirebbe molto. E le risparmio il viso della madre, con un espressione muta e timida con occhi gonfi di lacrime. Comunque dignitosi nel loro composto e profondo dolore. Questa è l'Italia migliore, mi creda. Lontana dal dio denaro, vicina al Dio (o a un Dio) compassionevole e caro.
Altro che ponte sullo Stretto. E io lo affermavo tre anni fa, quando molti si riempivano la bocca di stupidità e non-sense ideologici. Pensiamo alle fondamenta del Palazzo della Vita e non all'attico frequentato da minigonne, incravattati che sono eleganti esteriormente ma, a volte, persone sentimentalmente aride e avide.

Sono certo che non dimenticherà la gentile domanda di un cittadino lavoratore autonomo che paga, interamente, le tasse regolarmente, e spesso in anticipo. Un cittadino con la coscienza a posto, che predica da anni il (ri)insegnamento dell'Educazione civica nelle scuole. Un cittadino che già da anni aveva previsto che sarebbe andata a finire (malamente) così e che quando sentiva il suo ottimismo, fine a se stesso, si interrogava sullo stato delle cose in divenire. Un cittadino che con molta fatica accetta le ingiustizie sociali. Un cittadino che desidera difendere i diritti dei bambini malati e degli anziani in difficoltà. Un cittadino che non sopporta chi si lancia in voli pindarici alla ricerca di opere mastodontiche che non saranno mai (per fortuna) attuate, ma che si concentrerebbe sulle (tante)  piccole cose che non vanno. Sanità in primis, assegni di invalidità che non arrivano puntuali a destinazione.

Un saluto da Genova
Alessandro Venzano

I ladri “democratici”

I ladri normali rubano e basta. Quelli democratici lo fanno per una causa. E la refurtiva la condividono. Almeno questa sembra essere la lezione Penati. I pm dicono rubasse da 15 anni in quantità industriali. Eppure nessuno si era accorto di nulla. Niente Ferrari, niente Rolex, e perfino quei puttan tour nell’Est erano a scrocco. La domanda che s’impone quindi è: Penati dove diavolo ha messo quei milioni di soldi pubblici che ci ha fottuto? Chi sono i suoi democratici complici?

Chissà, potrebbe averli messi su conti esteri sperando di goderseli una volta in pensione. Ma con decine di milioni di Euro cosa diamine voleva fare Penati. Farsi un viaggio lunare con la Virgin Galactic? Produrre un film ad Hollywwod? Comprare qualche atollo alle Maldive? Naaa, non è il tipo. Penati è un impiegato di provincia, un ragazzone della via Falck. Certo, qualcosina se la sarà messa in tasca pure lui, ma come cresta per essersi sbattuto. Nulla più.

Ma allora dove li ha messi? Vediamo un po’: Penati era il pezzo grosso del Pd al Nord, a chi li avrà dati i milioni che si è fottuto. A Casini? A Vendola? Naaa, ladri democratici si, scemi no. Non resta che attendere i magistrati anche perché col Pd si perde solo tempo. Prima hanno denunciato la macchina del fango e minacciato querele.  Poi le hanno fatte, e si sono riempiti la bocca di “passi indietro” e “moralità de’ noialtri”. Eppure tra le centinaia di amministratori locali del Pd sparsi per l’Italia, Bersani scelse proprio Penati come Delfino. Che qualità straordinarie avrà trovato Bersani nel ragazzone della via Falck?

Tommaso Merlo
 

Rivolte inglesi e schiaffi svedesi

Caro direttore,

questa estate sono successi due fatti di cronaca molto lontani tra di loro ma tutti e due capaci, indirettamente, di ridare valore al tanto vituperato familismo italiano. Il primo fatto di cronaca è costituito dagli scontri e dai saccheggi provocati agli inizi di agosto in varie città inglesi da bande giovanili. Il giornalista-scrittore inglese Howard Jacobson, dopo un'indagine molto accurata, ha sostenuto sia che questi giovani sono stati abbandonati a se stessi sia che non avrebbe mai dovuto accadere che i genitori, gli insegnanti, o gli stessi poliziotti, cominciassero a temere i giovani, o le conseguenze di porre un freno al loro agire incontrollato. Apparentemente questo discorso riguarda tutta la società occidentale ma esso, probabilmente, non riguarda ancora del tutto la società italiana dove la famiglia italiana (ma anche la scuola), a differenza di quanto accade in altri Paesi europei, ancora accolgono i propri giovani e contemporaneamente educano con una certa severità. Il secondo fatto di cronaca è accaduto nei giorni scorsi in Svezia. Un signore pugliese è stato arrestato per aver dato uno schiaffo al figlio di dodici anni sulla base di una legge che prevede in questi casi la reclusione, anche se solo per due giorni. Evidentemente per il modello educativo dell'avanzata società svedese anche uno schiaffo dato ad un figlio piccolo costituisce un reato. Per la "arretrata" società italiana, invece, non è così. Nel nostro modello educativo rientra, secondo me giustamente, una certa dose di severità che sembra essere stata rifiutata dalle società più avanzate.

Franco Pelella, Pagani (Sa)

Alternativi alla sinistra

 

Ringrazio il direttore de Il Futurista per avermi concesso l'onore di avere un articolo a me dedicato ("Mirabello, tra avventura politica e (troppi)inciuci pidiellini").

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