Sat10252014

Back Lettere al direttore Il coraggio di dire che abbiamo fallito

Il coraggio di dire che abbiamo fallito

Abbiamo fallito amici di Futuro e Libertà per l'Italia. Abbiamo fallito e dobbiamo avere il coraggio di ammetterlo francamente e dalle macerie di quel che eravamo alzare la china e ripartire.
Probabilmente qualcuno può aver pensato ad un mio addio al progetto finiamo di un nuovo movimento riformista e liberista, errando ancora una volta. La bellezza del nostro partito è la possibilità di poter esternare titubanze ed anche malesseri al fine di raggiungere tutti assieme i risultati sperati.

Si è trattato di un fallimento che va ben oltre la tornata elettorale e che ha radici molto lontane, intravedibili già alla nostra nascita o giù di lì. Perchè cara classe dirigente di FLI stavamo meglio quando eravamo quattro gatti piuttosto che quarantaquattro.
Il nostro movimento d'improvviso è divenuto gerarchia e, non nascondo, burocrazia. L'ingessamento di Gianfranco Fini (l'unico giustificabile) subito dopo il famoso 14 dicembre, le chiacchiere da 4 quattro amici al bar di Italo Bocchino, la mancanza di volontà di metterci la faccia di gente come Angela Napoli e ultime, non per importanza, le urla da stadio di Fabio Granata.
Non me ne vogliate ma dall'essere quattro gatti siamo passati ad impersonarci nell'armata brancaleone.
Capitolo congressi. Triste e duro. Un congresso deve vedere la presenza di una contrapposizione, sia esso del partito o del movimento giovanile, non può certo essere possibile che la maggior parte di coordinatori sono stati acclamati. In tal modo si è perso di credibilità.
Autoreferenzialità. Bastia Umbra è stato l'incrocio in cui questo patito - movimento ha preso la strada più sbagliata possibile, ogni gesto e ogni azione tesa al fine del singolo o di pochi, come se si stesse trattando di una lobby. E così si è sommersa la pluralità ignorando che l'insieme delle persone, delle menti e dell'impegno, se ben mixate dovrebbe portare ben oltre la semplice e pura sommatoria.
Caos piuttosto che caso politico. Dall'uscita di alcune delle anime forti della svolta finiana si è preferito lavorare in un clima di gran caos, alimentando le divisioni tra le correnti ed imponendo al partito una navigazione instabile.
Futuro e Libertà di Bastia Umbra sarebbe stato il terzo partito d'Italia, altro che il Terzo Polo, ed oggi invece siamo la terza gamba di una probabile federazione, o di un ipotetico partito unico, che ci vedrebbe andare a braccetto con personaggi come Paolo Cirino Pomicino e Ciriaco De Mita.
Abbiamo fallito: dovevamo essere innovazione, siamo finiti a essere già in pensione.
E oggi dobbiamo solo chiederci se può avere senso l'esistenza di Futuro e Libertà solo in virtù di quel finismo ormai messo sotto i piedi da tanti e troppi capitani di ventura.

Fabio Lottino



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