Prendo la penna e dico francamente: da ex militante (non dirò di dove) ci sto, lascio volentieri a casa i ferri del mestiere e aderisco anima e core al nuovo progetto per l’Italia. Chiamiamolo Polo della Nazione, o Partito futurista, poco importa. Quello che conta è lo spirito e le azioni. Innanzitutto convergo sulla comune utilità del percorso politico. Il paese è come una grande comunità bombardata negli anni dall’interno (guerra civile) e dall’esterno (tentativi di invasioni straniere). Per questo occorre fare squadra, costi quel che costi. Quindi va bene non interrogarsi sulla provenienza dei compagni di viaggio, come più volte dalle vostre colonne avete invitato. Va bene anche non avere pregiudizi su nuove scommesse e nuove alchimie. Non ho riserve, soprattutto in occasione delle elezioni amministrative, ad aderire convintamente a un progetto che metta la città al centro, quindi con un nome spendibile e serio da candidare a primo cittadino. Ma, mi sia concesso, almeno con il comune denominatore di tre elementi basilari: la non candidabilità di condannati (ed il Parlamento ce ne sono), la priorità a facce nuove, il prerequisito che mettano on line averi e “carte di identità”. Il primo a dire una cosa del genere, quel galantuomo dell’ex ministro Padoa Schioppa, fu bersagliato dalla solita stampa sciatta. Ma che lo facciano tutti e per davvero, che a esibire serietà non siano chiamati solo i commercianti che devono emettere lo scontrino. Ma anche altri quelli che sfruttano i giovani per poi non fargli un contratto, o quelli che prendono migliaia di euro per editare il mensile dei cavalli o di Lavitola.
Giuditta Mannarini
Lasciamo a casa le vecchie appartenenze
- Giovedì 08 Marzo 2012 12:00
