Gentile direttore,
quando sento parlare di Unione europea il pensiero corre subito alle multe per le quote latte che la Lega ci ha fatto comminare. Loro si professano anti - tutto: anti - Roma ladrona, anti - euro, anti - comunità, anti - nazione, anti - Italia. Ma poi alla fine prendono gettoni e privilegi da tutto e da tutti. Quando i nostri eurodeputati fanno il loro mestiere in quel di Bruxelles e Strasburgo, dovrebbero ricordare due cose: di lavorare all’interno di una visione globale, che sia parte di un unicum. E di non farsi mettere i piedi in testa dai colleghi di altri paesi, spesso ben più bravi a portare a casa risultati. Un esempio? La mozzarella italiana è copiata in lungo e in largo nel mondo, così come il parmigiano. E allora va bene il marchio dop o doc ma attenzione alla concorrenza sleale. Si è visto mai qualcuno scimmiottare lo champagne francese? La premessa mi serve per invitare la classe dirigente nazionale e continentale a essere più futurista. L’importanza di un continente unito e forte è strategica, anche per le ripercussioni interne che avrebbe. Una federazione, così come ideato dai padri fondatori, ancora non c’è. E accade che chi si prodiga in chiave europeista spesso lo fa solo per conto delle lobby di appartenenza. Invece la lobby europea sia una e una sola: quella di tutti i cittadini che in questo vecchio continente vivono e lavorano. Perché non si sentano di passaggio, non ospiti in casa propria, non orfani di una guida dall’alto. Ma componenti determinanti di un quadro generale. Me lo auguro.
Carmela Mannarini
