Wed09032014

Back Lettere al direttore Sto pensando che...

Sto pensando che...

di Alessandro Venzano

Sto pensando che mi recherò a breve nello studio del mio avvocato per intentare una causa contro il folle progetto di una legge sul fine vita. Dopodichè mi recherò presso Il Secolo XIX per comperare uno spazio al fine di pubblicare il mio testamento biolo...gico. Ma dove credono di essere, questi Signori, in Iran? Chiedono la privacy per le festicciole con minorenni, e mi impongono un tal mostro giuridico? Ma con chi pensano di avere a che fare, con una mandria di pecore senza cerebralità? Non siamo in Iran...In data odierna , e nel pieno controllo delle mie capacità fisiche e mentali, ed in uno stato di buona salute generale, dichiaro che:

Nel caso in cui fossi costretto a ricevere la nutrizione necessaria per la mia sopravvivenza tramite sondino o comunque in maniera meccanica (cioè senza la mia fattiva collaborazione), in quanto gravemente ed irrimediabilmente impedito causa gravissima malattia o terribile incidente, chiederei che venisse interrotta tale azione. Ringrazierei ( e non in senso ironico), tuttavia, tutti coloro che, in buona fede (da tutti i punti di vista) desiderassero tenermi in "vita" vegetativa, ma riterrei giusto che dovesse calare il silenzio e che venisse rispettata la mia insindacabile ed immutabile decisione e che venisse tutelata (seriamente) la privacy e la sofferenza dei miei cari. Ritengo che la meravigliosa vita di una persona sia "sacra" è debba essere entusiasticamente vissuta sino alla fine, ma quando si può considerare vita e non semplice "esistenza vegetativa" lontano da tutti e da tutto. Senza alcuna prospettiva, di alcun genere e senz'alcun dato scientifico ( e solamente scientifico per ciò che mi riguarda) positivo di conforto. Ritengo, inoltre, che la vita di una persona non debba dipendere da sondini, flebo o quant'altro, o dalla decisione di questo o di quel politico più o meno influenzato dalle gerarchie ecclesiastiche, o dai propri liberi, rispettabili ed onesti convincimenti, o dai propri intimi rimorsi di coscienza (o, assurdamente, da eventuali penosi calcoli di convenienza politica), bensì dalla volontà del diretto interessato di non portare avanti un esistenza che ritiene, a torto o a ragione, assurda e senz'alcun senso. Non vorrei neanche che si scatenassero per "mia" colpa, polemiche aspre ad alti livelli istituzionali, risse verbali presso i Palazzi del potere e mi darebbe molto fastidio che si proponessero alla televisione sondaggi pro o contro la mia intima decisione e valutazione o che si gridasse "assassini" a chi dovesse rispettare la mia decisione e che i miei cari dovessero muoversi con attenzione, o rinunciare a farlo, per timore di essere accerchiati da "tifosi" dell'una o dell'altra sponda religios-ideologica o da onesti giornalisti "un pochino" invadenti. Ritengo, infine, che queste fondamentali scelte siano così intime e personali da non dovere essere minimamente messe in discussione da qualsivoglia persona ( o Istituzione) che si possa arrogare il diritto di decidere per me. Anche se ritiene di essere in buona fede e forse lo è. Appartengo al partito di coloro che rispettano (e che desidera che vengano rispettate) le leggi e le normative per una pacifica convivenza sociale e per il rispetto di tutti e di tutto (minoranze comprese). Con intensa onestà comportamentale ed intellettuale. Ma, in questo caso, l'unica legge che rispetto risiede nei miei..neuroni cerebrali e nel mio amigdala. E' basta. Sicuramente mia moglie Giorgia, e mio figlio Davide quando crescerà, capiranno e rispetteranno con grande serenità comportamentale tale mio convincimento nella malaugurata ipotesi di una gravissima avversità. In fede in data odierna: Venzano Alessandro Stefano.



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