“Quelli che arrivano con scarpe firmate, il giubbottino all’occidentale e il telefonino non li vogliamo”. Luca Zaia, governatore del Veneto, in un'intervista al Giornale spiega come si fa a distinguere un profugo da un clandestino. Forte della sua esperienza da ex pierre in discoteca stabilisce gli standard per la selezione all'ingresso. Via quelli troppo occidentali. E pensare che il Carroccio aveva tanto timore dell'integralismo islamico e delle donne velate. Ora siamo arrivati al paradosso che fanno più paura quelli che si vestono come noi. Non sia mai che non si riesca più a distinguerli dalla razza padana dei duri e puri. Il decalogo del doge impomatato continua: “A Lampedusa sbarcano barconi di ragazzi di 25-35 che appaiono in carne e ben messi”. Mica profughi o disperati. “Sono tutti tunisini che fuggono da un territorio nel quale riprende la vita normale e riaprono le aziende”. Insomma dei ragazzi che scappano per andare in vacanza e arrivano con un tour operator che non risparmia il confort di una crociera nel Mediterraneo. Ragazzotti ricchi che ambiscono a un soggiorno di lusso con camera vista porto e che provano l'ebrezza di non avere bagni e acqua solo perchè, nella ricca Tunisia, ancora non hanno lanciato il nuovo reality “l'isola dei disperati”.
Chissà se Zaia ha previsto anche un montepremi finale nella caccia al clandestino.
Zaia e la "selezione all'ingresso"
- Sabato 26 Marzo 2011 10:47


