Il vero vincitore di queste amministrative è stata la voglia di cambiamento. L'affluenza è rimasta alta e lo spirito di partecipazione degli italiani è tutt'altro che affondato. Sono stati i giorni del grillismo e delle liste civiche. Voto di protesta o meno è l'evidenza plastica che la politica deve cambiare a tappe forzate. La sentenza è impietosa e senza appello: i partiti hanno fallito. Non hanno più la fiducia dei cittadini, non riescono più a coinvolgerli nè a comunicare efficacemente con loro. Se vogliono provare a salvarsi devono ripensare tutta la loro organizzazione. Le sedi, i congressi, le tessere, le prebende da distribuire,i giornali di partito sono solo roba vecchia. Da mettere per sempre in soffitta. Chi oggi ha organizzato, magari da Roma, i partiti sul territorio dovrebbe fare un bell'esercizio di umiltà e consapevolezza senza tentare di arrampicarsi dietro qualche risultato positivo per mascherare una metodologia sbagliata e retrograda. Gli uomini macchina e i leader dei partiti dovrebbero avere il coraggio di esprimersi con chiarezza, mettendo in discussione loro stessi e scrivendo nuove regole che determinino maggiore democrazia interna, maggiore partecipazione della società civile, un'offerta politica di qualità ed una comunicazione più efficace. I partiti dovranno necessariamente strutturarsi in maniera leggera, come network capaci di connettere le idee e di organizzare campagne tematiche. Dimenticate le vecchie sezioni, cambieranno i luoghi fisici e virtuali. Sul territorio largo alle liste civiche senza superfetazioni di coordinamenti territoriali. Potrebbero essere individuati dei semplici portavoce o nascere delle commissioni tematiche piuttosto di finire a giocare alla battaglia delle tessere comprate con i soldi del partito(quindi pubblici) come accaduto fino ad oggi. La vecchia impostazione è anacronistica, non più adeguata al presente e allo sviluppo del Paese. Il vecchio modello di partecipazione si è rotto e va pensionato subito insieme ai suoi fautori, indipendentemente dalla loro cifra anagrafica. I cittadini continuano a manifestare volontà di partecipazione attiva perchè questa garantisce due effetti: proposta e controllo. La prima estrinseca il desiderio di cambiamento in un momento grave per il Paese, mentre il secondo è ciò che in Italia non c'è mai stato abbastanza ovvero la vigilanza su una classe politica sprecona e poco limpida. E' da qui che il Paese deve ripartire. La riforma più importante è quella della politica, quella che permetta di creare consenso piuttosto che acquistarlo con la spesa pubblica, che permetta di controllare gli eletti, che detti controlli sulla trasparenza ed estirpi le zone grige della illegalità e della corruzione. Bisogna cambiare ed in fretta perchè non ci sono più spazi di manovra. Oltre all'implosione economica, l'Italia rischia quella politica e sociale. E' il momento di uscire dal passato per entrare nel presente. Il tempo delle tessere è finito così come la seconda repubblica. Comincia una nuova era, quella della terza repubblica e della politica 3.0.


