Catastrofe giapponese a parte, non riesco a capire perché in Italia, dove abbiamo avuto la fortuna di saltare una tecnologia energetica ormai vecchia - e tutt'altro che futurista - come il nucleare, invece di rivendicare in questi giorni la giustezza delle nostre scelte c'è qualcuno che da passatista cerca di rilanciare un ritorno al nucleare che praticamente non avrebbe senso. Io credo che da futuristi dobbiamo puntare a quella modernità con l'anima, a quella tecnologia che si coniuga (anche) con la spiritualità e con l'idea di qualità - sì, quella teorizzata da Robert Pirsig nel libro cult "Lo Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta" - che sta dietro nelle energie ricconovabili e pulite. D'altronde è un fisico come il premio Nobel Carlo Rubbia, massimo esperto mondiale di questioni attinenti all'energia, a dire: «Non esiste un nucleare sicuro. O a bassa produzione di scorie. Esiste un calcolo delle probabilità, per cui un incidente nucleare è sempre possibile». Secondo lo scienziato non possiamo infatti continuare a elaborare piani energetici sulla base di previsioni sbagliate che rischiano di portarci fuori strada. In ballo c'è anche l'uranio, il combustibile necessario all'energia nucleare: «Non solo il petrolio e gli altri combustibili fossili sono in via di esaurimento, ma anche l'uranio è destinato a scarseggiare...». Detto questo, tutto il resto salta: «Quando è stato costruito - si chiede Rubbia - l'ultimo reattore nucleare in America? Nel 1979, trent'anni fa! E quanto conta il nucleare nella produzione energetica francese? Il 20 per cento. Ricordiamoci che per costruire una centrale occorrono 8-10 anni di lavoro e che la tecnologia si basa su un combustibile, l'uranio, appunto. E poi resta, in tutto il mondo, il problema delle scorie...». Insomma, se la scienza punta sul solare, perché puntare su battaglie di retroguardia? Il dilemma lo spiega lo stesso Rubbia: «Il sole non è soggetto ai monopoli. E non si paga la bolletta. E questa sarebbe una grande opportunità per l'Italia: se non lo faremo noi - conclude lo scienziato - molto presto lo faranno gli americani, com'è accaduto per il computer 20 anni fa!». Capito, amici reazionari? Gli impianti nucleari che qualcuno vuole introdurre, a parte che comincerebbero a funzionare tra una ventina d'anni, ma forse sono solo funzionali agli interessi di chi li vuole costruire. Il sospetto è legittimo.


