Thu07242014

Back BLOG Luigi Pandolfi - L'intruso La Padania esiste, grazie alla superficialità di media e politica

La Padania esiste, grazie alla superficialità di media e politica

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Mi scuserà Alessandro Madron, giornalista del Fatto quotidiano, ma quando ho letto il suo pezzo “Europa dei popoli  dalla Padania alla Baviera: sì all’accordo voluto dalla Lega”,  non ho resistito ad imprecare ogni santo che mi è passato per la testa.

“È stato firmato ieri a Bad Ragaz, nel cuore della Svizzera, il patto – scrive Madron – che coinvolge diverse regioni alpine europee tra Italia, Svizzera, Austria, Germania e Francia. Una grande area tra le più ricche ed industrializzate del pianeta, dove vivono circa 70 milioni di persone e sono insediate le principali realtà industriali del vecchio continente. Regioni che vanno dalla Padania leghista alla Baviera, passando per la Carinzia, la Provenza e il Rhone-Alpes, che vogliono attuare politiche comuni, capaci di dare una nuova forma alla collaborazione su base regionale e sovranazionale”.

Se non fossimo sufficientemente edotti sul significato politico della parola Padania, o magari per qualche anno ci fossimo trasferiti su un altro pianeta, leggendo il pezzo apparso sul giornale di Padellaro avremmo sicuramente pensato che negli ultimi mesi la Lega avrebbe finalmente portato a termine la sua missione: dare vita ad un’entità politico-geografica denominata “Padania”.

Fortunatamente le cose non stanno così e quello che stiamo commentando altro non è che l’ennesimo episodio comprovante l’interiorizzazione da parte di media ed  intellettuali, di politici ed opinion maker, di concetti appartenenti all’universo simbolico ed all’apparato propagandistico del Carroccio.

Diversamente è inspiegabile come da parte di un bravo giornalista si cada nell’errore di mettere la “Padania leghista” sullo stesso piano di regioni come la Baviera, la Carinzia, la Provenza ed il Rhone-Alpes, senza alcuna chiosa, magari ironica, che faccia emergere la differenza tra una panzana ideologica ed istituzioni effettivamente esistenti.

Ci mancherebbe altro: Madron sa benissimo cos’è la “Padania leghista”, ma, come tanti altri giornalisti italiani, ha ceduto ad un vezzo: quello di usare il termine Padania per identificare, politicamente, una parte del paese, ancorché il suo significato originario, reale, anche nella sua variante aggettivata, esula dall’uso che la Lega ne ha fatto in questi anni.

In un mio recente saggio, ho posto provocatoriamente la domanda: ma la Padania esiste?  La risposta che ho dato è stata questa: a furia di parlarne, almeno sui giornali e nel linguaggio politico, è finita per esistere davvero.

I leghisti hanno naturalmente fatto lo loro parte, nel disinteresse generale. Non solo inventandosene il mito, ma richiamandola in una miriade di manifestazioni, enti, fondazioni, associazioni, molte delle quali, nonostante fossero per natura in contrasto con le finalità della Repubblica, hanno ricevuto dalla stessa riconoscimenti ufficiali ed ogni sorta di legittimazione.

Vogliamo parlare del Giro di Padania,  che ha ricevuto il riconoscimento del Coni e della Federazione Ciclistica Italiana? Oppure del concorso di bellezza femminile Miss Padania? Una manifestazione che, nelle sue ultime edizioni, è stata mandata in diretta addirittura dalle reti Mediaset, come se si trattasse di un concorso nazionale del rango di Miss Italia.

La Padania esiste, allora, eccome se esiste: Parlamento padano, Giro di Padania, Miss Padania, Scuola Bosina –Libera scuola dei popoli padani, Associazione Donne Padane, Medica Padana, PADAS (Associazione Padana Donatori Abituali Sangue), Padanassistenza, CO.PA.M - Cooperazione Padania nel Mondo, Cattolici Padani, Orsetti Padani, Guardia Nazionale Padana, Padania Calcio, Sport Padania, Automobile Club Padania. Non manca niente, la Padania è ormai una sorta di stato nello stato, nonostante i guai recenti della Lega.

E se ciò è stato possibile, ed è ancora possibile, lo si deve alla superficialità con cui la politica ed i media hanno trattato la questione.

Lo scandalo dei rimborsi elettorali ha indebolito di molto la fibra del Carroccio; lo stesso congresso appena celebrato è stato opaco, malinconico, privo di grandi slanci. Meno male.

Dire però che la pericolosità di questo movimento si è attenuata, o addirittura è venuta meno, è affermare un’idiozia. Forse sarebbe venuto il momento di combatterne le finalità eversive anche sottraendoci alla tentazione di utilizzarne lo stesso linguaggio.



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