Sat12202014

Il vicolo cieco

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La desolante esibizione del premier intento a dare ragione di un governo ormai senza ragione, di fronte ad un emiciclo, quello della Camera, privo delle opposizioni, é un po' la sintesi di quello che accade nel Paese. Il lento abbandono di un progetto politico. Forse, anche di più. Il tramonto di un bipolarismo che sembra fiaccato dal declino berlusconiano. Il disperato tentativo di serrare, ancora una volta, le fila appare più il riflesso condizionato di precedenti occasioni, che l'atto estremo di chi vede, vicina la fine politica. Il problema é che in queste ultime settimane, nei mesi precedenti, sono emerse, in tutta la loro evidenza le incapacità che hanno contrassegnato il lungo ciclo pidiellino, in particolare le fasi più recenti. Anzi, si ha l'impressione che quel che ora sta miseramente uscendo abbia anche origini più lontane. Siamo come a Pompei, nel 79 d. C., nelle drammatiche giornate che precedettero la eruzione. Come allora, si sente che sta accadendo qualcosa di sconvolgente, di definitivo. Ma fino all'ultimo, si spera. Ecco quello che stanno facendo il premier e parte di quel che rimane della sua maggioranza. Sono, probabilmente, coscienti consapevoli che un evento quasi ineluttabile li stia per colpire, ma rimangono al loro posto, per inerzia mista ad accanimento. 
 
 
In economia e politica i governi di quest'ultimo decennio hanno coltivato grandi aspettative, producendo alla fine assai poco. Hanno lungamente taciuto, fino a quando non gli é stato imposto, sulla situazione economica, sulla sua compromissione. Ma hanno evitato anche di dire, chiaramente, che le riforme necessarie ad allinearci con i nostri partner europei, erano di difficile attuazione. Colpevolmente hanno taciuto sul fatto che le riforme invocate, anche se realizzate, non avrebbero mutato la situazione, d'emblée. Dall'abisso della crisi non ci si tira fuori così semplicemente. 
L'illusione provocata dalla reazione alla crisi del 1992 era sembrato l'incipit di un percorso riformatore coraggioso. Peraltro proseguito con l'ingresso nella moneta unica. Invece, proprio il superamento della difficoltà, forse ha segnato l'avvio del declino. L'idea che il peggio fosse passato ha decretato l'inizio della fine. Sarebbero serviti interventi strutturali certo, ma anche puntuali. Punto per punto sarebbe stato necessario, dopo aver verificato attentamente il pregresso, sfrondare dell'”inutile”tanto il pubblico che il privato. Il sistema Paese, ne avrebbe variamente beneficiato. Sia economicamente sia in efficienza. Si é scelto, sbagliando, di soprassedere, forse colpiti dalla sindrome del “not in my term of office”. 
Il “Tout va bien” con il quale si è risposto ai critici, agli scettici e ai “comunisti” é un'altra grave colpa. Tutt'altro che veniale. Frequenti le rassicurazioni di fonte governativa. Sulle nostre industrie e sulla loro capacità di non soccombere di fronte alla globalizzazione. Ma anche sulla previdenza e sul sistema fiscale. Semmai, si diceva, degli interventi dovranno riguardare la legislazione del lavoro e il complesso del settore pubblico.
Non poche volte commentatori super partes, politici delle opposizioni, hanno tentato di spiegare le tante criticità. Suffragando le loro argomentazioni con statistiche, cifre, dati. Inutilmente. Perché puntualmente il deputato di turno, dichiarandosi scettico sui dati riportati dall'altro, proponeva una lettura opposta. Naturalmente elencando casi nei quali quel settore del quale si parlava aveva dimostrato di “crescere”. Sappiamo ora, dopo l'estate della manovra imposta dell'Europa che conta, che si trattava di un gigantesco castello di sabbia. Sotto il quale, probabilmente, finiranno, i suoi stessi progettisti.
Perché una verità, almeno, l'ha detta il premier. Se cade lui, il centrodestra si dissolve. Uscito di scena lui, nessuno potrà coagulare interessi, ricatti, gelosie, aspirazioni, uomini e donne così diversi tra loro come ha fatto l'uomo delle televisioni.  
 
I tanti senza nome sommersi dalla lava e dalla cenere, nella città campana sono diventati muti protagonisti di una pagina della storia antica. Forse, Berlusconi ed i suoi, intenti a conservare il ruolo politico non sempre guadagnato con merito, stanno perdendo la possibilità di transitare dalla cronaca alla storia. Stanno cancellando, loro stessi, senza saperlo. 


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